Fulvio Bonavitacola e Gaetano Manfredi

I partiti snobbati dal patto di Pd-M5S-Leu rifiutando di sedersi al tavolo della coalizione, hanno la possibilità di ribadire la propria dimensione politica

di Giancarlo Tommasone

Partiamo dall’uscita per niente felice né dalle prospettive vincenti, che qualche giorno fa, ufficializzando la propria candidatura a sindaco, ha fatto Gaetano Manfredi. Nella città che vive della passione (spesso esagerata) per il Napoli, l’ex rettore ha esordito dicendo: ho un difetto, sono un tifoso della Juventus. Avrebbe fatto meglio a dire: mi presento, ma non votatemi.

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Restiamo in tema calcistico, perché la riunione di coalizione del centrosinistra, convocata nel pomeriggio di oggi alle 19, sembra tanto essere un’assemblea della Lega di Serie A, dove – non lo scopriamo certo adesso – c’è la fortissima componente di potere decisionale rappresentata storicamente dalle società con le maglie a strisce (Juve, Inter e Milan), e poi quella in cui si attestano secondo linee, e via via le cosiddette provinciali di turno. Il calcio è tutt’altro che un gioco, «è una metafora della vita», diceva Jean Paul Sartre , filosofo mai compianto abbastanza. E parafrasando il suo aforisma, potremmo dire tranquillamente, rispetto al caso che stiamo trattando: il calcio è una metafora della politica.

Che nella dimensione napoletana del centrosinistra, fa registrare un candidato sindaco calato dall’alto: Gaetano Manfredi, appunto, indicato da Pd, M5S e Leu. Indicazione per niente apprezzata – nella forma, nella sostanza, e nel metodo con cui è maturata – dai partiti considerati «minori» dai giallorossi, e nei fatti snobbati. Il metodo ha innescato perfino la ribellione della base napoletana dei grillini, che ha annunciato si presenterà alle prossime Amministrative, con un proprio candidato.

Manfredi, la candidatura
che spacca il centrosinistra

Sul fronte dei partiti «piccoli» del centrosinistra, vale a dire Italia viva, Riformisti e Verdi, si registra, nei loro confronti da parte dei giallorossi, un vero e proprio commissariamento nella autodeterminazione politica e nella capacità di porre punti alternativi o a loro giudizio qualificanti, da discutere al tavolo della coalizione allargata. Perché se prima decidi il candidato – che non ci stancheremo mai di dirlo, appena dieci giorni fa aveva fatto un passo di lato, sottolineando che non c’erano le condizioni di agibilità per iscriversi alla tornata – e poi convochi la discussione, ti poni in maniera antidemocratica piuttosto che perdente, davanti ai potenziali componenti dello schieramento che intendi allestire.

I partiti «minori»
davanti a un bivio

E allora, i cosiddetti partiti «minori» del centrosinistra, qualsiasi cosa decidano di fare tra un’ora o giù di lì, sono davanti a un bivio: essere fagocitati dall’alleanza giallorossa allargata; oppure riconquistare un minimo di dignità, rompendo il tavolo e andare alle elezioni con un proprio candidato. A proposito dell’appuntamento di oggi, si registrano le note di Riformisti, e Verdi. «Il candidato a sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi – dichiara il presidente dell’associazione Amici dell’Avanti Napoli, Felice Iossa – ha scritto una lettera a tutti ringraziando per il sostegno avuto, ma non fa alcun riferimento ad alcuni aspetti essenziali, determinanti. Mi chiedo infatti, cosa è cambiato rispetto alla precedente lettera in cui, considerato il passivo di oltre cinque miliardi dell’amministrazione comunale partenopea, annunciava suo malgrado di dover rinunciare alla candidatura a primo cittadino di Napoli, perché senza un intervento di carattere nazionale, sarebbe stato impossibile per chiunque governare e rilanciare la città».

Le note di Riformisti e Verdi

«Considerato che abbiamo più volte espresso perplessità e volto un giudizio negativo rispetto al metodo adottato per la definizione di questa candidatura, Manfredi non dice nell’ultima missiva, se l’aria riformista è importante per vincere questa competizione e per rilanciare la città di Napoli. C’è infatti bisogno di una grande coalizione politica, per poter affrontare e risolvere i gravosi problemi che affliggono il capoluogo campano e per poter poi, tracciare una strada all’insegna dello sviluppo e del progresso», aggiunge Iossa. Ancora più oltranzista la posizione della Federazione dei Verdi-Europa Verde.

«L’assenza di un percorso di condivisione territoriale per la scelta del candidato a sindaco di Napoli del centrosinistra allargato al Movimento 5 Stelle, ci spinge ad avviare una fase di ascolto con i cittadini e con i militanti del nostro movimento politico prima di intraprendere la strada più opportuna e credibile per portare avanti la nostra azione politica. Per questo non parteciperemo all’incontro odierno richiesto da Gaetano Manfredi», scrive il commissario regionale degli ambientalisti, Fiorella Zabatta.

Ambientalisti pronti a correre
con Borrelli candidato sindaco

E c’è di più: i Verdi, come anticipato da Stylo24, starebbero approntando una lista, con candidato sindaco Francesco Emilio Borrelli. Va pure sottolineato, per dare la cifra della considerazione che i giallorossi nutrono nei confronti dei loro «alleati minori», che a convocare Iv, Riformisti e Verdi al tavolo di oggi, non è stato nemmeno Manfredi, ma il vicepresidente della Campania, Fulvio Bonavitacola. Che ieri, con una telefonata dai soliti metodi spicci, frettolosi, ha dato appuntamento a tutti, per l’indomani.

Altro che «liste civetta»

Concludiamo con una considerazione: Italia viva, Riformisti, Verdi, saranno pure piccoli dal punto di vista elettorale, ma sono rappresentativi sotto il profilo ideologico, e portatori di istanze. E non possono essere trattati come «liste civetta» della coalizione. Iv partecipa alla maggioranza di Governo,  ha un leader della caratura di Matteo Renzi, annovera nelle sue fila l’ex ministro ed ex sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi; è rappresentato, a livello locale da Ciro Buonajuto, sindaco di una delle città più popolose della provincia partenopea. Allo stesso modo, i Verdi, sono presenti in Consiglio regionale, e malgrado un livello di rappresentatività che non è quella di venti anni fa, hanno una loro forte riconoscibilità. Identico discorso vale per i Riformisti, in cui militano personalità politiche del livello di Giulio Di Donato, o dello stesso Felice Iossa.

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