Anna Sommella, imprenditrice e vicepresidente Confapi scuole paritarie Campania

di Giancarlo Tommasone

La realtà delle scuole paritarie intese come impresa, a Napoli e in Campania, la difficoltà di interpretare a livello regionale e comunale la regolamentazione dettata dal Miur. Stylo24 ha raccolto le dichiarazioni di Anna Sommella, imprenditrice impegnata da anni nel settore degli istituti non amministrati dallo Stato, e vicepresidente Confapi Scuole paritarie Campania.

La sede del Miur a Roma

Quanto è difficile fare scuola (intesa come impresa) a Napoli e più in generale in Campania?
Svolgo questo lavoro ormai da 28 anni e posso dire di avere una certa esperienza nel settore. Le difficoltà sono molteplici, originate soprattutto dalla discordanza esistente tra le leggi nazionali e quelle che poi diventano leggi regionali e disposizioni dirigenziali comunali. Non si riesce a comprendere se il Miur sia l’organo superiore che poi vada a governa Regione e Comune oppure se siano questi ultimi Enti a dettare la linea in materia di regolamento.
In che cosa consiste la difficoltà di coniugare gli atti di indirizzo del Miur con le ordinanze regionali e comunali sul tema scuola?
La scuola da trent’anni a questa parte è diventata sempre più ‘burocratica’. La percezione che abbiamo è quella  che l’Ufficio scolastico regionale, tralasci di indicarci quelle che sono le linee nazionali. E quindi diventa complicato, perché non si hanno punti di riferimento sul territorio circa gli adempimenti da ottemperare nel più breve tempo possibile.
Si registrano difficoltà anche dal punto di vista economico?
Assolutamente sì. Non dimentichiamo che la scuola è un’impresa, c’è la grande difficoltà di reperire risorse umane che siano adeguate. Fare scuola significa anche creare qualità. Che si ottiene soltanto se c’è adeguata formazione dei docenti e quindi la scuola paritaria cerca di formare dei docenti, impiegando risorse economiche che non sempre vanno di pari passo con quelle che sono le risorse dell’azienda. Inoltre ci troviamo a fare i conti anche con un sottobosco di sedicenti ‘imprese’ che giocano al ribasso. Contro le quali è sempre più difficile competere. Per quanto riguarda quest’ultimo aspetto lamentiamo la mancanza di servizi ispettivi.
Quindi il problema maggiore sembra essere proprio quello relativo alla «interpretazione» del regolamento nazionale a livello regionale e locale.
Le scuole della Campania, detto in maniera semplice, non si attengono alle direttive e alle regolamentazioni dettate a livello nazionale. In tutt’Italia le scuole paritarie hanno un bacino di oltre un milione di utenti. Si tratta di una realtà importantissima per la finanza della Penisola. Ci sarebbe bisogno quindi di un organo centrale che tuteli, attraverso un unico regolamento, le realtà presenti nelle diverse regioni e nei diversi comuni.
Che tipo di opportunità potrebbe dare l’accesso delle scuole paritarie ai Pon?
Questa è un’altra questione dolente. Finalmente, dopo anni, dovremmo forse avere accesso ai Pon. Ma finora siamo stati tagliati letteralmente fuori da un fiume di soldi arrivati da ogni parte. Esclusi dalle risorse economiche, ma nello stesso tempo abbiamo dovuto ottemperare a tutti gli obblighi di legge. I Pon significano per noi, pure dare lavoro a tante persone del territorio. Rappresentano quindi un volano per l’occupazione. Ma usufruire di tali risorse finora, è consentito solo allo Stato, non certo alle scuole paritarie. E lo Stato è un’entità che nessuno controlla.
Che cosa pensa del bonus cultura?
Non credo che la risposta economica tramite fondi distribuiti a pioggia, sia quella giusta per avvicinare i giovani alla cultura. I cinquecento euro di bonus vengono destinati anche a chi ha disponibilità economica. Quindi – naturalmente è la mia opinione – credo sia più idoneo istituire dei voucher per attività culturali o ad esempio, per dei corsi di lingue, da destinare a quei ragazzi provenienti da nuclei meno abbienti.