Vincenzo De Luca

Il Tar non è entrato nel merito, ha respinto soltanto una istanza ante causa. I ricorsi non erano stati ancora depositati

di Giancarlo Tommasone

Bisogna fare chiarezza sulla vicenda del recente pronunciamento del Tar. Chiarezza che tutti gli organi di informazione che vogliono dirsi ed essere definiti tali, devono prima di tutto alla platea scolastica, sorvolando sulla disputa tra No Dad e fautori della didattica a distanza, e sulla simpatia che si può provare per l’una o l’altra fazione. E allora, occupandoci del fantomatico ricorso bocciato dal Tar, vanno messi immediatamente i più classici dei puntini sulle i.

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Cominciamo da quanto avvenuto ieri: è passato il messaggio che il Tribunale amministrativo regionale abbia dato ragione al governatore Vincenzo De Luca, che la scorsa settimana, attraverso una ordinanza, è tornato a serrare i cancelli degli istituti didattici. Sulle motivazioni che lo hanno spinto (basandosi tra l’altro su numeri inesatti) non val la pena tornare, almeno per il momento. Ma una cosa va fatta nell’immediato: si deve ripristinare la verità dei fatti. Per dovere giornalistico e soprattutto per smettere di inquinare una materia – che, se altri non se ne sono accorti, ha a che fare con il futuro di milioni di giovani – vanno fatte le dovute precisazioni.

E allora, tornando al famoso pronunciamento di ieri, si tratta di una decisione presa non relativamente a un ricorso presentato, ma ad un’istanza ante causa (prima cioè dell’iscrizione di una causa), rivolta al Tar, da Codacons e gruppi di cittadini campani. Per farlo andiamo a quanto hanno tenuto a sottolineare, attraverso un  comunicato stampa, i diretti interessati, presunti sconfitti nella disputa contro la Regione. «Non corrisponde a verità quanto riportato da diversi organi di stampa, secondo i quali il Tar Campania avrebbe “dato ragione” alla Regione, respingendo i ricorsi presentati contro l’ordinanza n. 6/2021», scrive il Coordinamento scuole aperte Campania. Per quale motivo? Perché «tali ricorsi non sono stati ancora depositati».

Ma cos’è successo, allora? «Il Tar si è pronunciato esclusivamente sulle istanze di misure provvisorie ed urgenti anteriori alla causa ex articolo 61 cpa (Codice processo amministrativo), presentate dal Codacons e da diversi gruppi di cittadini campani, in un momento in cui non vi è alcun vuoto normativo, essendo ancora in vigore il Dpcm del 14 gennaio scorso. Tale sospensione non pregiudica il ricorso che sarà comunque proposto». Detto in parole semplici: non si è trattato della bocciatura di un ricorso, perché ricorso non è stato presentato, ma di una istanza precedente allo svolgimento della causa, istanza che – recita l’articolo 61 del Cpa «in caso di eccezionale gravità e urgenza, tale da non consentire neppure la previa notificazione del ricorso e la domanda di misure cautelari provvisorie con decreto presidenziale, il soggetto legittimato al ricorso può proporre, per l’adozione delle misure interinali e provvisorie che appaiono indispensabili durante il tempo occorrente per la proposizione del ricorso di merito e della domanda cautelare in corso di causa».

Tradotto (lo ribadiamo per essere ulteriormente chiari): è una istanza che si può presentare nel frattempo che si proponga il ricorso di merito. Quindi, non c’è stato alcun primo round vinto dalla Regione o da De Luca, come qualcuno ha detto o ha scritto. Nel frattempo, nelle scorse ore, è stato annunciato il nuovo Dpcm, che andrà in vigore dal 6 marzo. Rispetto alle scuole, il Governo stabilisce di chiuderle nelle regioni in zona rossa, e nelle aree (fossero anche in fascia gialla) in cui si registrino 250 positivi ogni 100mila abitanti.

Si sveglia anche l’Anci, che dopo settimane, arriva alle conclusioni di Stylo24, che aveva sottolineato che si serrano i cancelli delle scuole, ma poi si permettono (chiudendo entrambi gli occhi) gli assembramenti in piazza, all’esterno dei locali, e nei luoghi in cui si incontrano i giovani. «Ho posto nuovamente al Governo e al Ministero dell’Interno il tema dei controlli sugli assembramenti su strade o piazze da parte delle forze dell’ordine: far sì che si accetti l’interruzione delle lezioni in presenza diventa più complicato se ogni sera ci sono centinaia di ragazzi in giro nei luoghi della movida», ha detto Antonio Decaro, presidente dell’Associazione Comuni italiani. Eh bravo Decaro, sindaco di Bari, alla fine ci è arrivato pure lui.

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