Il ministro all'Istruzione Patrizio Bianchi e il governatore Vincenzo De Luca

Nel frattempo anche Le Monde si accorge dei bambini perduti di Napoli (ai quali si sta negando l’istruzione), mentre i grandi giornali continuano a fare la sponda al governatore del lockdown didattico

di Giancarlo Tommasone

Uno dei più autorevoli quotidiani italiani, La Stampa, ha aperto l’edizione odierna con una intervista al neoministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi. Il titolo lascia poco spazio ai fraintendimenti, Bianchi:Dad anche dopo il Covid. Proprio così. E on senso viene confermato andando a leggere l’articolo. In un passaggio del pezzo, il ministro dichiara: guarderemo anche oltre l’emergenza, considerando la Dad non come ripiego, ma come integrazione e arricchimento per costruire una scuola nuova. Vorremmo poi rilevare che le parole vengono da uno, che è stato l’autore del documento che la scorsa estate sottolineava la necessità di tornare alla didattica in presenza da settembre (2020).

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Già questo basterebbe ampiamente a comprendere il grado di confusione e contraddizione che distingue Bianchi, rispetto al quale, noi di Stylo24 avevamo sottolineato come non avesse chi gli consigliasse cosa leggere (rassegna stampa mattutina). A questo punto, però, dobbiamo immaginare – viste le ripetute uscite improvvide che ha messo in fila , dopo appena 20 giorni dalla nomina -, che non può contare nemmeno su chi gli consigli cosa dire nel corso di un’intervista. Tanto è vero che, dopo quanto reso a La Stampa, Bianchi questa mattina si è affrettato a rettificare, attraverso una nota inviata all’Ansa.

«In questi lunghi mesi le nostre scuole, i nostri insegnanti, le nostre studentesse e i nostri studenti hanno lavorato moltissimo. Faremo tesoro insieme dell’esperienza maturata durante il periodo della didattica a distanza, in particolare con riferimento ad un uso consapevole delle nuove tecnologie. Con il chiaro obiettivo del ritorno in presenza». Praticamente, Bianchi, si è smentito pubblicamente da solo in appena 12 ore. Tra l’altro, tornando all’intervista, il ministro afferma: «La variante inglese ha modificato radicalmente il quadro precedente, colpisce anche i ragazzi e non solo quelli tra i 10 e i 19 anni, ma anche più piccoli».

Ciò dicendo, si autodenuncia rispetto alla mancanza di contezza della materia – che dovrebbe necessariamente avere visto il suo ruolo – perché nell’ultimo rapporto dell’Istituto superiore della Sanità, che noi abbiamo letto, quasi sicuramente lui no, è sottolineato: «Non sono al momento disponibili dati relativi alle fasce d’età». Quindi di cosa stiamo parlando? Come fa a dire Bianchi che le varianti colpiscono di più i bambini o anche i bambini rispetto al ceppo cinese? Il ministro dell’Istruzione, però, non è solo nella crociata del chiudere le scuole e proseguire con la Dad, gli fanno ottima compagnia Speranza (titolare del Dicastero della Sanità) e spostandoci da Roma, il governatore De Luca.

Il primo minaccia la chiusura degli istituti scolastici, e quasi sicuramente da lunedì ci troveremo con sei milioni di studenti confinati in casa, il secondo continua a sbraitare su Facebook portando avanti la linea del lockdown didattico (già avviato in Campania dal primo marzo scorso). Visto che non sono disponibili dati relativi alle fasce di età, come fa Speranza, a ordinare la chiusura delle scuole? In base a quali dati? Domanda senza risposta.

Ma restando nella nostra regione, c’è da segnalare, nel Coordinamento scuole aperte Campania – che ormai rappresenta l’unica forma di opposizione politica a De Luca, opposizione fatta con fondi propri e non sulla base di una organizzazione di partito – emerge la presa di posizione di Sara Gandini, epidemiologa in Gran Bretagna, che annuncia l’obiettivo prossimo del comitato, che è quello di rivolgersi alla Corte europea dei Diritti dell’Uomo.

Ciò, dopo che finanche Le Monde si è accorto che i bimbi perduti, a Napoli, non stanno andando a scuola. Se ne è accorto Le Monde, se ne è accorto Stylo24, se ne sono accorte poche altre testate. Ci sono di contro, grandi giornali che continuano a fare la sponda al governatore e alle sue illogiche, irrazionali e immotivate azioni di guerriglia psicologica sulla scuola e sull’istruzione. Tornando all’articolo del quotidiano parigino, va detto che non a caso, la Francia è il Paese che ha ghigliottinato il re, Napoli è il Paese che ha ghigliottinato i francesi che volevano portare la rivoluzione nel 1799. Motivo per cui, lì abbiamo avuto Napoleone, qui abbiamo avuto i lazzari.

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