Il racconto del pentito – La camorra partenopea negli Stati Uniti per esportare gli abiti contraffati

Nell’immaginario popolare negli Stati Uniti, a New York, nel Bronx e dintorni siamo abituati a pensare che ci siano solo mafiosi legati a Cosa Nostra, un pensiero nato a causa dalle centinaia di film prodotti sull’argomento dalle case di produzioni a stelle e strisce. La saga de «Il padrino», «Quei bravi ragazzi», «Bronx», «C’era una volta in America» solo per fare qualche esempio. A New York anche la camorra fa «affari». È quanto emerge dal verbale del pentito Luigi Casella contenuto nell’ordinanza che Rinaldi, ha colpito i Reale, i Formicola e i Mazzarella.

Casella racconta delle estorsioni imposte alle ditte che si occuparono dei lavori edili fatti intorno al Centro Direzionale per la stesa di asfalto e pavimentazione, che ha visto coinvolti anche tratti della Circumvesuviana. Questi lavori «sono stati di sicuro appannaggio del clan Contini che hanno imposto richieste estorsive alle ditte che lavoravano. Stesso discorso vale per i lavori di ristrutturazione di circa 50 immobili del Rione Luzzatti» afferma il pentito. Dopo le riunioni per trattare la pace Casella racconta di ave avuto altri sporadici contatti con esponenti dell’organizzazione di Edoardo o’ Romano.

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L’incontro per appianare i contrasti

«Ricordo – dice – di un ulteriore incontro avvenuto proprio nell’abitazione di Carmine Montescuro nel rione Sant’Erasmo». Un incontro nato per appianare questioni che «erano particolarmente delicate, perché a New York e Chicago si erano aperti degli scontri tra esponenti del clan Sarno ed esponenti di Secondigliano per ciò che concerne il commercio di capi di abbigliamento in finta pelle o comunque di abiti confezionati che venivano venduti come capi firmati nonostante non valessero nulla». Un affare abbastanza proficuo che attirò l’attenzione di parecchi clan.

«La famiglia Licciardi – racconta – era attiva in questo commercio all’estero da diversi anni e quindi si vedeva con sfavore l’inserimento dei Sarno, Misso E Mazzarella in questo affare di proporzioni notevoli. Per conto del clan Contini vi erano un esponente di tutto rispetto che io conosco come “Poppe o’ guaglione”, mentre per il clan Licciardi c’era “Tonino o’ biondo” che mi risulta essere passato più direttamente con il clan Contini». «Anche loro erano accompagnati da ragazzi, che io ebbi modo di conoscere. Non so se fossero armati perché nessuno fece vedere le armi. Io stesso nascosi una pistola 7, 65 che avevo con me. In qualche modo fu trovato un accordo e noi continuammo e svolgere quel tipo di commercio» conclude il collaboratore

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