Nelle inchieste campane dell’estate i soldi delle scommesse passavano da carte ricaricabili e società schermo. Un conto postale, al contrario, mette un nome su ogni euro
Il denaro del clan non passava dagli sportelli. Nell’inchiesta della Dda di Napoli sulla fazione Russo-Schiavone dei Casalesi, illustrata a luglio dal procuratore Nicola Gratteri, gli investigatori hanno ricostruito un sistema fondato su conti digitali e carte prepagate dei circuiti Mooney e N26. Servivano ad alimentare il giro delle scommesse e a movimentare i proventi di droga ed estorsioni.
Nelle indagini campane sul gioco degli ultimi mesi quel dettaglio ritorna spesso: più della puntata, conta la strada che fanno i soldi.
Il conto alle Poste porta con sé un nome, un Iban e un codice sul telefono
Un conto BancoPosta si apre online o allo sportello ed è intestato a una persona, con codice fiscale e documento. Quando serve a ricaricare un conto di gioco, ogni versamento resta nell’estratto conto con data, importo e destinatario.
Chi paga dal conto postale non ricarica nulla in tabaccheria: sceglie il metodo nella cassa del sito, digita l’importo e conferma con il codice che arriva sul telefono. Il percorso inverso è altrettanto lineare, perché le vincite tornano sullo stesso conto da cui è partito il deposito. I tempi sono quelli di un bonifico, in genere tre o quattro giorni e fino a sette lavorativi secondo l’articolo di Online-Casinos.com sui casinò online con BancoPosta, che compara alcuni operatori citando limiti e commissioni per chi sceglie questo metodo di pagamento.
Quella lentezza, per chi indaga, è una garanzia. Un euro entrato da un Iban esce verso lo stesso Iban, e in mezzo resta un nome.
Le ricariche piacciono a chi non vuole comparire
La prepagata funziona al contrario. Si carica in contanti, in un punto vendita qualsiasi, e può essere usata da chi non ne è il titolare. Nel caso dei Casalesi, secondo la Dda, le carte servivano proprio a questo: sostenere le giocate e muovere denaro che non doveva lasciare impronte. Tra i beni sequestrati c’era anche una sala scommesse, insieme a bar e lidi del litorale domizio, come Stylo24 ha raccontato nel blitz sul tesoro dei Casalesi tra lidi e scommesse.
A due settimane di distanza, il 24 luglio, la Guardia di finanza di Torre Annunziata ha arrestato cinque persone ritenute vicine al clan D’Alessandro. Secondo l’accusa, raccoglievano scommesse online attraverso società schermo e reinvestivano i guadagni in quote societarie e agenzie tra Castellammare di Stabia, Gragnano e Sorrento.
Il cassiere di Casal di Principe e la rete fuori dai controlli
Lo schema non è nuovo. Nel luglio 2025 il Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Napoli aveva notificato nove misure cautelari a una banda guidata da Raffaele Letizia, 56 anni, ritenuto il cassiere della fazione Russo-Schiavone. La rete si reggeva su videopoker e slot machine installati nei bar dell’agro aversano e scollegati dal sistema telematico dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli.
Accanto alle macchinette correva un secondo canale, fatto di scommesse su siti non autorizzati. I dettagli sono nel resoconto di Stylo24 sulla banda di scommesse illegali guidata dal cassiere dei Casalesi. Macchine senza collegamento e giocate senza un conto intestato avevano la stessa funzione: tenere i soldi lontani da qualsiasi registrazione.
La Campania apre più conti di gioco di ogni altra regione
Il territorio pesa anche nei numeri ufficiali. Secondo il Libro Blu dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, nel 2023 in Italia sono stati aperti 5.235.149 conti di gioco online, e il 16,28 per cento è stato aperto in Campania. Nessun’altra regione arriva a tanto: la Lombardia, con quasi il doppio degli abitanti, si ferma al 13,49 per cento, la Sicilia all’11,23 e il Lazio al 10,46.
L’edizione dedicata al 2024 conferma la tendenza nazionale: 5.274.731 nuovi conti in un anno e oltre 21 milioni di conti attivi.
Quella firma serve anche a chi gioca
La tracciabilità protegge anche il titolare del conto. Un deposito che compare nell’estratto conto si può contestare, un prelievo che non arriva si può reclamare con una data e un importo alla mano.
C’è poi il controllo della spesa. Chi apre un conto di gioco deve fissare un limite ai versamenti, e chi paga dallo stesso conto su cui riceve lo stipendio o la pensione vede ogni mese, nero su bianco, quanto è uscito. Con una ricarica in contanti quel conto non lo fa nessuno.
Nelle intercettazioni dell’inchiesta sui Casalesi, i debiti degli scommettitori si riscuotevano con le minacce. «I 700 euro me li devi dare per stasera», diceva uno degli indagati. Quei soldi non comparivano in nessun estratto conto.

















