Una delle Vele di Scampia

Il patto di sangue e droga tra la mafia africana, insediata a Castelvolturno e lungo tutto il litorale domizio, e il famigerato cartello degli «scissionisti», che ormai monopolizza il traffico di stupefacenti in entrata e in uscita dalla provincia di Napoli, aveva un «garante» davvero speciale: non uno spregiudicato assassino dalla pelle nera, né un temibile capo-camorra, tantomeno un anziano e carismatico padrino alla Marlon Brando. Il «garante» del patto era un bambino. Un bambino innocente, originario della Nigeria, adottato da una famiglia di narcos di Scampia.
Trattato come un figlio, come uno di casa: il bimbo, di circa sei anni all’epoca dei fatti, aveva lasciato la famiglia originaria, che abitava a Varcaturo, e si era trasferito nella zona dei Sette Palazzi, la piazza di spaccio che – raccontano le carte degli inquirenti – impiega fino a trenta uomini, tra spacciatori, custodi, contabili e vedette, per un volume d’affari quantificato in circa 40mila euro al giorno.

Controlli della polizia a Scampia

Non si tratta, evidentemente, di un’adozione violenta o dettata da contorte strategie malavitose, ma «della chiara dimostrazione che le alleanze commerciali, nel campo degli stupefacenti, tra i gruppi nigeriani e quelli partenopei si sono a tal punto consolidate da rendere possibile il trasferimento di un giovanissimo membro della comunità nigeriana in una famiglia napoletana», come suggerisce la lettura di un esperto investigatore.
Raccontano le vecchie inchieste sul clan Di Lauro che il primo trafficante a intuire le potenzialità del canale estero per l’acquisto dell’eroina fu Tonino Leonardi, il quale si serviva di un emissario della criminalità organizzata turca per entrare in contatto con i produttori di eroina ed hashish in Afghanistan e in Uzbekistan e trasportare in Italia tonnellate e tonnellate di droga.

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Paolo Di Lauro

Con il passare del tempo – e con gli arresti a ripetizione che hanno smembrato il network mafioso di Ciruzzo ’o milionario – sono scomparsi gli intermediari e i clan di Secondigliano sono entrati direttamente in affari con la mafia nigeriana, che è ben presto diventata titolare unica nel settore dell’eroina così come i colombiani in quello della cocaina.

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