(Nelle foto l'agente Giovanni Vivenzio e l'impatto del 6 aprile scorso)

Il 53enne poliziotto della sezione Falchi si è spento dopo quasi undici giorni di agonia: «Gianni amava la sua famiglia e il suo lavoro. Lascia un vuoto incolmabile»

di Luigi Nicolosi

Polizia in lutta a Napoli. È morto dopo undici giorni di agonia Giovanni Vivenzio, il sovrintendente capo della sezione Falchi del commissariato San Ferdinando, rimasto coinvolto in un violentissimo schianto il 6 aprile scorso in via Giordano Bruno, alla Torretta di Chiaia. Il 53enne agente era in sella alla sua moto di servizio mentre con il collega Vincenzo S. si stava dirigendo in direzione di Posillipo per una segnalazione di furto. «Oggi, dopo aver lottato per 11 giorni, ha perso la vita il nostro collega Gianni Vivenzio. Gianni era innamorato della sua famiglia e del suo lavoro e, per la sua esperienza, era un punto di riferimento per tanti colleghi più giovani. Alla famiglia e ai suoi amici va l’abbraccio affettuoso e commosso di tutti noi», queste le parole di cordoglio della questura di via Medina.

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Appresa la notizia, è intervenuto sulla drammatica vicenda anche Roberto Massimo, segretario generale dell’Uisp Napoli: «Siamo vicini ed esprimiamo il nostro profondo cordoglio alla famiglia di Giovanni, poliziotto della sezione Falchi del commissariato di San Ferdinando che ha perso la vita per le gravi ferite riportate a dieci giorni dall’incidente che lo ha coinvolto in moto durante il servizio, intento insieme ad un collega ad inseguire un individuo sospetto. A 40 anni dalla fondazione della Polizia di Stato e dalla legge 121 che rifondava il sistema della sicurezza del nostro Paese, ancora una morte bianca. Chi indossa una divisa oggi, con la passione e l’abnegazione che ci ha messo Giovanni ed a difesa degli interessi e della sicurezza della collettività, lo fa purtroppo a rischio anche della propria vita, ma dando lustro allo Stato ed alle Istituzioni».

Vivenzio, dopo il terribile incidente frontale avvenuto a Chiaia, era stato trasportato d’urgenza all’ospedale Cardarelli. Le sue condizioni da subito sono però apparse disperate. Ciò nonostante è stato sottoposto a un delicatissimo intervento chirurgico che, almeno sulle prime battute, sembrava aver scongiurato il peggio. Il drammatico epilogo è però arrivato dopo poco più di dieci giorni: troppo gravi, infatti, le ferite riportate nell’impatto alla testa. I medici nella giornata di ieri avevano provato a risvegliarlo dal coma, ma il tentativo non è purtroppo andato a buon fine. Poi, questa mattina, la notizia che nessuno avrebbe mai voluto ricevere.

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