Il consigliere Antonio Di Dio, ex iscritto a deMa, insieme al sindaco Luigi de Magistris e all'assessore all'Ambiente, Raffaele Del Giudice

di Giancarlo Tommasone

Nella percezione di Antonio Di Dio, consigliere di deMa presso la X Municipalità di Napoli, finito in carcere nell’ambito dell’«Operazione San Gennaro» (5 arresti, otto indagati in totale), la magistratura è «come se fosse una specie di massoneria, un potere occulto». La frase è tratta da una conversazione, intercettata, che intercorre tra il 65enne e una donna, che gli sottopone un problema da risolvere.

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Giovanni Melillo, procuratore della Repubblica di Napoli
Giovanni Melillo, procuratore della Repubblica di Napoli

Il primo contatto tra Di Dio e la presunta «cliente» avviene il 21 febbraio del 2019, annota il pm Gennaro Varone, nella richiesta per l’applicazione di misure cautelari, relativa alle indagini che hanno portato all’arresto, oltre che di Di Dio, anche del giudice Alberto Capuano (in servizio presso la sede distaccata di Ischia del Tribunale di Napoli); di Giuseppe Liccardo (ritenuto dagli inquirenti vicino al clan Mallardo di Giugliano); dell’imprenditore Valentino Cassini.

I quattro sono stati condotti in carcere, misura cautelare dei domiciliari, è stata, invece, emessa ed eseguita nei confronti dell’avvocato del foro di Napoli, Elio Buonaiuto. Ma perché la donna si interfaccia con il consigliere della X Municipalità?

Ha bisogno di chiedergli, se Di Dio abbia qualche conoscenza nella magistratura di Sorveglianza, per aiutare
il fratello di lei, «carcerato, ad ottenere dei benefici».

Cosa risponde Di Dio? Che può fare qualcosa, ma che «bisogna caccià questi», col chiaro riferimento al pagamento di denaro. Dalle conversazioni intercettate si evince come il fratello della donna, invalido a un occhio, stia «facendo ancora la semilibertà (deve scontare altri sei mesi)» e ogni sera sia costretto ad andare a dormire in carcere, a Secondigliano.

Il giudice Alberto Capuano

«Abbiamo chiesto al Tribunale di Sorveglianza – dice la sorella del carcerato – per anticipare la data dell’udienza, perché questo non può andare avanti e indietro, non ci vede».

Si scopre, dalle parole dei due interlocutori,
che già qualche anno prima, il detenuto
si era rivolto al consigliere municipale.

Quest’ultimo gli aveva detto che avrebbe potuto interessarsi al suo caso, ma che c’era bisogno di «questi» (vale a dire dei soldi). Questa volta, però, la situazione è diversa. Il denaro potrebbe essere procurato grazie a un assegno che il detenuto aspetta di percepire per l’invalidità all’occhio.

Di Dio dice di potersi interessare al caso, e chiede alla donna, la prossima volta che si vedranno, di portargli le carte relative alla posizione del fratello detenuto. Documentazione che lui, – annotano gli inquirenti – presumibilmente farà vedere ai suoi «contatti». «Queste sono cose importanti, sono inavvicinabili queste persone, solo io», dice Di Dio. «Ma questo, dopo quanti giorni?», dice la donna, volendo intendere, dopo quanto tempo si saprà dell’esito per la questione del fratello.

 

Il consigliere Antonio Di Dio, ex iscritto a deMa, insieme all’assessore all’Ambiente, Raffaele Del Giudice

«La risposta me la dà subito, se mi dice che si può fare, poi ti dico tutti i passaggi (…) io ti do le prove che… ti faccio capire proprio le cose… mò non ti dico niente, portami le carte, tu non ti preoccupare», ribatte Di Dio. Che poi aggiunge: «Questo è un canale che io ho detto a poche mosche bianche (…) io se ti dico che l’operazione va in porto, ti do una dimostrazione. Si deve cambiare l’avvocato e poi ti do una dimostrazione che si entra in certi circuiti che è impensabile, ok?».

Importantissimi, in questioni
del genere, sono i rapporti, sottolinea
ancora il consigliere municipale.

«Questo qua è un gip importantissimo. Il gip è quello che stabilisce se una persona deve andare o meno in galera». «Esso (il magistrato, ndr) – dice ancora Di Dio – sta “buono buono” (presumibilmente intende, ha entrature presso) un sacco di pm della Dda». Secondo Di Dio, si tratta di «una organizzazione, i presidenti, una cosa, poi è come se fosse una sorta di massoneria, un potere occulto». Dalle conversazioni intercettate emerge poi un’altra circostanza.

La donna sottopone a Di Dio un altro caso di cui potrebbe occuparsi, vicenda relativa a una persona nei guai con la giustizia, a cui sono stati sequestrati dei soldi (presumibilmente nell’ordine di «sette/ottocentomila euro»).

Nonostante si tratti di un amico della donna, questa prospetta che nel caso in cui si riuscisse a risolvergli il problema, «forse possiamo guadagnarci qualcosina, perché pure lui ha qualche problema (con la giustizia), però lui è libero (…) problemi che gli hanno trovato dei soldi addosso, una cosa vecchia». Soldi (sette/ottocentomila euro) che sono ancora sequestrati. Al che, Di Dio afferma: «Parla con lui, perché vediamo un po’ se possiamo dissequestrarli».