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L'imprenditore Adolfo Greco, al momento dell'arresto avvenuto il 5 dicembre del 2018

Fu arrestato il 5 dicembre del 2018, nell’ambito dell’operazione Olimpo

di Giancarlo Tommasone

In cella, a Secondigliano, Adolfo Greco, ci è rimasto per più di quattrocento giorni. Fu arrestato il 5 dicembre del 2018, nell’ambito dell’operazione Olimpo. Il 69enne (difeso dagli avvocati Michele Riggi, Ettore Stravino e Vincenzo Maiello) è stato scarcerato ieri, in seguito alla decisione dei giudici del Tribunale di Torre Annunziata, dove si svolge il processo che lo vede alla sbarra insieme ad alcuni esponenti di clan dell’area stabiese (D’Alessandro in testa). Le condizioni di salute dell’imprenditore, noto come il «re del latte», è sottolineato nell’ultima perizia presentata dal collegio difensivo, si sono ulteriormente aggravate, così da risultare incompatibili con la detenzione carceraria.

La decisione
dei giudici
del Tribunale
di Torre Annunziata

Il 69enne è affetto da un forte stato depressivo che ne avrebbe minato gravemente la tenuta psicologica. Già ad aprile e a luglio dello scorso anno, il Tribunale oplontino si era pronunciato sull’istanza di scarcerazione di Greco. Ma solo ieri, alla terza richiesta, è arrivata la decisione che ne dispone i domiciliari.

La perquisizione, il denaro nascosto / Ci sono voluti
2 giorni per contare i soldi del «tesoro» di Adolfo Greco

Il blitz nei confronti dell’imprenditore fu condotto alle 3.45 del 5 dicembre del 2018, notte fonda. Agenti di polizia fecero accesso presso la sua abitazione, a Castellammare e gli notificarono la misura di custodia cautelare. Contestualmente fu effettuata la perquisizione della casa, che portò alla scoperta di un vero e proprio tesoro: ben due milioni e 725mila euro in contanti. Quello stesso giorno furono eseguiti altri 12 arresti. Adolfo Greco, finì in carcere con l’accusa di concorso in estorsione aggravata dalla matrice camorristica.

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L’operazione Olimpo fu condotta nei confronti dei clan dell’area stabiese, vale a dire D’Alessandro, Cesarano, Afeltra e Di Martino; accuse a vario titolo, di estorsione aggravata dal metodo mafioso, violenza privata, armi ed esplosivi per le persone coinvolte nell’inchiesta. L’imprenditore, secondo i magistrati, è una sorta di deus ex machina della politica stabiese (aveva rapporti anche con parlamentari europei), «capace di influenzarne gli interessi, anche grazie al suo passato di ex cutoliano». Sempre secondo quanto argomenta l’accusa, Adolfo Greco «era passato da vittima di estorsione da parte dei clan di camorra, a vero e proprio uomo di fiducia dei vari affiliati e boss. Che a lui si rivolgevano con frequenza».