L'inchiesta 'Pompe bianche-Oro nero' ha portato a 13 arresti

LE INTERCETTAZIONI I retroscena dell’inchiesta sul traffico di carburante di contrabbando gestito dai clan

Tredici arresti (11 in carcere, due ai domiciliari) per un totale di 41 indagati. Oltre a un cospicuo sequestro di beni. E’ il bilancio di una operazione condotta da carabinieri e guardia di finanza, e scattata nei giorni scorsi, nelle province di Napoli, Salerno, Caserta, Frosinone, Matera, Cosenza, Bari, Taranto e Brescia.

Le accuse nei confronti degli indagati sono, a vario titolo, quelle di associazione per delinquere con l’aggravante del metodo mafioso finalizzata alle frodi in materia d’accise e iva sugli oli minerali; intestazione fittizia di beni e società; truffa ai danni dello Stato (carburante di contrabbando smerciato presso le cosiddette pompe bianche, quelle no logo, ndr).

ad

Undici campani
coinvolti nell’inchiesta

Nell’inchiesta, battezzata Pompe bianche-Oro nero, sono coinvolti anche 11 campani (3 napoletani, uno della provincia partenopea, e 7 del Salernitano). In carcere sono finiti i napoletani Maurizio Giannicola (classe 1971) e Michele Mosca (quarantacinquenne); Alfonso Siano (classe 1975) e Antonio Siano (classe 1980), residenti a Polla (provincia di Salerno).  

Secondo quanto è stato ricostruito da investigatori e inquirenti, nel corso di lungo periodo di indagine, alla guida dell’organizzazione si porrebbe Michele Cicala, 40 anni, di Taranto. Da informative di polizia giudiziaria, allegate all’ordinanza – a firma del gip presso il Tribunale di Lecce, Laura Liguori – emergono i rapporti tenuti dai pugliesi, con la camorra campana, sponda clan dei Casalesi.

Rapporti che sono spesso tesi. Nel corso di una conversazione intercettata a maggio del 2019, emergono contrasti tra i tarantini e il gruppo dei casertani, rappresentati questi ultimi, da un soggetto legato al clan dei Casalesi, che è socio di un imprenditore, connesso, invece, alla fazione di Cicala.

Le intercettazioni

Durante un incontro che si svolge presso un deposito di carburanti di Altavilla Silentina (provincia di Salerno), per discutere di un ammanco di denaro, il socio legato ai tarantini – racconta lui stesso, al telefono, ad Antonio Siano – è stato minacciato di morte dai Casalesi. «Antonio – afferma l’imprenditore –, è successo un casino, mi hanno detto che mi squagliano la famiglia nell’acido. Io adesso, vado a trovare Michele (Cicala, ndr)». E intende dire che lascerà il Salernitano per rifugiarsi a Taranto, sotto la protezione del capo.

Riproduzione Riservata