(Nelle foto uno dei pizzini recuperati e il ras Angrisano)

Quattordici foglietti con la contabilità del clan e le basi di spaccio incastrano Alessio Angrisano: i timori del reggente del Lotto G durante un colloquio in cella

di Luigi Nicolosi

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Quattordici pizzini nei quali era stato riportato l’intero organigramma del clan: nomi, ruoli, mesate e tipologia di sostanze stupefacenti spacciate nelle rispettive “basi”. Dietro l’ultimo blitz che pochi giorni fa ha messo alle corde il potente gruppo della Vanella Grassi di Scampia c’è un’indagine scrupolosa e paziente, che parte da lontano: addirittura dall’arresto del babyras Alessio Angrisano avvenuto nell’estate del 2017. Dopo la cattura del reggente del Lotto G, infatti, la polizia riuscì a risalire ad alcuni fogli nascosti nel suo covo, gran parte dei quali riconducibili proprio al fratello del defunto “Cioppetta”, nei quali erano state annotate tutte le principali attività criminali dell’organizzazione. Lo stesso Angrisano, non sapendo di essere sotto intercettazione, capì subito che quel sequestro sarebbe presto diventato un grosso problema per lui e i suoi affiliati: «Quelli ora proveranno a darmi l’associazione», affermò durante un colloquio in carcere.

Sfogliando l’ordinanza di custodia cautelare che pochi giorni fa ha portato all’esecuzione di quasi cinquanta arresti si scopre che «Angrisano è l’autore della maggior parte dei manoscritti». Ed è proprio grazie all’interpretazione di quel libro mastro che investigatori e inquirenti hanno capito chi stava dettando legge a Scampia. L’analisi dei pizzini consentì infatti di stabilire «i nomi di responsabili di piazze di spaccio riferibili alla Vanella Grassi, ad esempio nel manoscritto numero uno sono indicate le piazze delle Vele, “Vel”; del Lotto P, ovvero Case dei Puffi, “Puf”; di via Dante, con “V.G.”; del Lotto K o “Kapp”, a cui corrispondono i responsabili identificati in Nico Grimaldi, “Niko”; ed Emilio Di Monda, “Emilio”, per lo spaccio nelle Vele Sp, mentre “fatic” fa riferimento all’approvvigionamento; per il Lotto P, Gennaro Torino, alias “Violon”, e Benito D’Alessio, “Benit”; per via Dante “Gemel” e Isidoro Mostardini, “Isidoro”». Un’impressionante mole di informazioni che nel giro di un paio di anni ha consentito alle forze dell’ordine di ricostruire tutto il nuovo ponte di comando del clan della Vanella Grassi, i nuovi “signori” di Scampia.

Alessio Angrisano sapeva però di rischiare grosso e nel corso di un colloquio avuto in carcere con la compagna Anna Maria il 27 luglio 2017, la quale lo informava del sequestro di una lettera, non poteva fare a meno di esternare tutta la propria preoccupazione: «Adesso mi vogliono dare l’associazione, ma io l’associazione non la posso mai avere e se fosse fai casino, dicono di aver trovato dei fogli e perciò si sono venuti a prendere le lettere a casa. Io gliel’ho detto all’avvocato, con quei fogli non avevo niente da fare dalla mattina alla sera e mi mettevo a fare un sacco di stronzate. Facevo anche dei disegni, in una maniera o nell’altra mi dovevo svagare, poi non so neanche che fogli hanno trovato, se la scrittura è mia o no». La nuova tegola sulla testa del giovane ras non si sarebbe fatta attendere: in seguito, infatti, le perizie calligrafiche confermarono che la mano che aveva scritto la lettera ad Anna Maria era nella quasi totalità dei casi la stessa che aveva compilato i pizzini.

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