(Nelle foto il ras Salvatore Roselli e Nunzio Pecorelli)

Stefano P., il giovane segregato il 13 febbraio scorso a Scampia, in una telefonata ai genitori parla del ruolo di Salvatore Roselli: «Gli hai detto che quello è il capo?»

di Luigi Nicolosi

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Più che un rapimento, una vera e propria tortura. Gli aguzzini di Stefano P., il 30enne sequestrato dai clan di Scampia e poi rilasciato previo pagamento di un riscatto di 40mila euro, non si sarebbero limitati a segregare il giovane operaio di Marianella ma lo avrebbero anche ripetutamente minacciato di morte con parole a prova di equivoco: «Se tua madre chiama le guardie io ti brucio vivo», furono le parole pronunciate in quella maledetta sera del 13 febbraio scorso dal ras del clan Notturno, Costantino Raia. Le informazioni fornite, in maniera più o meno volontaria, dalla vittima ai carabinieri sarebbero state funzionali a ricostruire non soltanto le fasi del sequestro, ma anche – e qui subentra un’importante novità investigativa – parte del nuovo organigramma del clan degli Scissionisti. Non a caso sfogliando il provvedimento cautelare che ieri ha portato all’esecuzione di quindici arresti si apprende dell’inedito ruolo verticistico ricoperto dal pregiudicato Salvatore Roselli, alias “Totore frizione”: «Questo si è baciato in bocca con Nunzio (Pecorelli, ndr) e con coso (Gennaro Caldore “Choccolata”, ndr), e se n’è andato».

Negli ambienti di mala il bacio sulle labbra è da tempo immemore considerato un conclamato segno di “rispetto” e, stando a quanto sostenuto da Stefano P., che in quel frangente si trovava legato in garage di Scampia nei pressi di piazza Giovanni Paolo II, proprio il “Frizione” si sarebbe reso protagonista del plateale gesto. Roselli, vale la pena ricordarlo, già in passato era rimasto coinvolto, seppur con un ruolo secondario, in importanti indagini sugli affari del clan Amato-Pagano. Negli ultimi tempi il 44enne pregiudicato sembra però essere riuscito a compiere il “salto di qualità” nelle gerarchie della potente cosca di Napoli Nord.

Sottoposto a intercettazione telefonica, a inizio luglio il Stefano P. riferiva così ai genitori la seguente circostanza. Il padre si preoccupa (“Gli hai detto che è il capo quello?”) e il figlio spiega di non aver specificato che Roselli lo fosse, ma aveva detto la verità e cioè che Roselli era conosciuto da tutti e che quanto era arrivato nel garage della 167, dove lui era sequestrato, aveva baciato in bocca, come segno di saluto e fiducia, Gennaro Caldore e Nunzio Pecorelli: «Ho detto “questo… è Totore Frizione! Stava anche lui nella 167! Venne, parlò con Cioccolata e se n’è andato! Eh, ma io gli ho detto la verità, ho detto “questo si è baciato in bocca e se n’è andato! Si baciò in bocca con Nunzio e con coso”». Accuse pesanti che i diretti interessati, dopo la retata di ieri mattina, saranno adesso chiamati a respingere prima innanzi al gip e nelle prossime settimane in sede di Riesame.

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