CortediAppello-napoli1

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di Giancarlo Tommasone

Scambiati per altri e condannati, in primo grado (sentenza emessa il 14 giugno del 2018), a otto anni di reclusione, per rapina aggravata e violenza sessuale. E’ quanto si è registrato per un 27enne degli Emirati Arabi, A. R. e un 24enne originario del Marocco, C. R. L’incubo per entrambi (difesi rispettivamente dagli avvocati Michele Riggi e Salvatore Menale) è finito lo scorso quattro aprile, con l’assoluzione per non aver commesso il fatto.

Scambio di persona, l’incubo per
due cittadini stranieri dura due anni

Questa la decisione dei giudici della Corte di Appello di Napoli (V Sezione), che hanno dichiarato naturalmente pure l’inefficacia delle misure a cui erano stati sottoposti gli imputati: obbligo di firma per il 27enne, arresti domiciliari per il 24enne. Tutto inizia nella notte del 2 febbraio del 2017, quando una ragazza sta tornando a casa dopo il lavoro. Siamo nella zona collinare della città. La giovane, intorno alle quattro, viene raggiunta da due individui, nei pressi della sue abitazione. Secondo quanto racconterà ai carabinieri, in sede di denuncia, il primo avrebbe agito col volto quasi totalmente coperto, il secondo senza alcun tipo di «travisamento».

La rapina
e la violenza
sessuale
si verificano
nella notte
del 2 febbraio
del 2017

Il primo immobilizza la vittima, comincia a baciarla e a leccargli la faccia, il secondo, invece prova a sfilarle i jeans. La donna fa resistenza e riesce ad evitare il che si registri qualcosa di peggiore, gli autori del raid, però riescono a portarle via la borsa che contiene, tra l’altro, 500 euro. Le indagini partono immediatamente e si risale a una Fiat Punto, auto che la notte del 2 febbraio 2017 segue la Smart della vittima.

La denuncia
della vittima
e l’avvio
delle indagini

La ricostruzione parziale dei fatti avviene grazie alle immagini catturate dalle videocamere della videosorveglianza installate in zona. Giunta nei pressi dell’abitazione della donna, la Punto accosta e dall’abitacolo scendono due persone. La coppia si dirige verso la malcapitata. A un certo punto la telecamera inquadra anche il conducente della Punto, che esce dalla vettura. Pochi istanti dopo si vedono i due tornare indietro di corsa, il conducente rimettersi in auto e la Punto allontanarsi a gran velocità. Dal numero di targa si risale alla proprietaria dell’auto e al suo compagno. Si tratta di due napoletani del Vomero, che vengono fermati.

Il racconto
del napoletano
del quartiere Vomero
condannato
a otto
anni di reclusione

Il conducente dell’auto ammette di trovarsi alla guida della vettura, ma non di aver partecipato alla rapina e dà la sua versione dei fatti. Successivamente verrà condannato (il processo secondo il rito abbreviato, è tuttora in corso), ma solo per rapina aggravata, a otto anni di reclusione. Cosa racconta il napoletano? La notte del 2 febbraio del 2017, insieme alla compagna, tra l’altro in stato interessante all’epoca dei fatti, si dirige con la Punto, a Porta Nolana per acquistare cocaina. Ai due pusher (che dice, sarebbero stranieri) cerca di dare in cambio dello stupefacente (una dose da 50 euro), il suo i-Phone, ma la coppia non accetta e chiede un passaggio al Vomero. La vettura con i quattro a bordo si ferma nei pressi della casa della vittima, i due stranieri escono dall’abitacolo, vanno verso la donna, la rapinano e tornano indietro.

Tutto comincia
a Porta Nolana,
con l’acquisto
di una dose di cocaina

Il conducente dell’auto dichiara di essere sceso dalla vettura perché non aveva visto tornare i due, e notandoli venire di corsa, si mette alla guida, aspetta che la coppia risalga in auto e poi riparte velocemente. Durante il tragitto di ritorno verso Piazza Garibaldi, i due stranieri pagano il passaggio, lasciando all’autista 50 euro. Sia il conducente della Punto, che la sua compagna, riferiscono che non sono in grado di individuare i pusher (né di fornire elementi relativi alla fattezze dei loro volti), che sono poi quelli che hanno rapinato e usato violenza nei confronti della vittima. Ma come si arriva al 27enne degli Emirati Arabi e al 24enne del Marocco? La vittima riconosce il 24enne da alcune foto che gli mostrano le forze dell’ordine.

Il 24enne originario
del Marocco vive ad Aversa
Il 27enne degli Emirati Arabi
è sposato con una napoletana

Il giovane vive ad Aversa, presso dei parenti. Viene rintracciato e arrestato, pochi giorni dopo i fatti. A questo punto manca all’appello il secondo rapinatore. Ad aprile del 2017, la vittima è in compagnia del fidanzato, in un locale del centro storico partenopeo. La donna focalizza la sua attenzione su un giovane che si trova nel bar, riconosce nelle sue caratteristiche somatiche e nel colore della pelle, il primo aggressore del raid di febbraio (quello che ha agito col volto quasi totalmente coperto). Il giorno dopo riferisce quanto successo alle forze dell’ordine, che risalgono al 27enne degli Emirati Arabi e lo fermano. L’uomo lavora presso un ristorante napoletano, è sposato con una ragazza di Napoli e ha una figlia.

Respinge le accuse che gli vengono mosse, affermando di non conoscere gli altri indagati (men che meno quello che viene indicato quale suo presunto complice, il marocchino di 24 anni) e dicendo che la notte della rapina era tornato direttamente a casa dal lavoro, accompagnato da un suo collega. La vittima però riconosce, senza ombra di dubbio, il 27enne, mentre gli altri due indagati (l’autista della Punto e la compagna di quest’ultimo) ribadiscono che non hanno elementi utili per risalire all’identità dei pusher (e quindi degli aggressori), perché quella notte (il 2 febbraio del 2017) non li hanno visti bene in volto. Fatto sta che anche il 27enne degli Emirati Arabi, viene arrestato.

I due indagati
rinviati a giudizio
solo in base
al riconoscimento
effettuato
dalla vittima

Nonostante le testimonianze (quella dei colleghi e dei parenti dei due imputati stranieri, in particolare, del collega di lavoro del 27enne che conferma di aver accompagnato R. a casa), nonostante i telefoni dei due indagati stranieri non risultino aver agganciato le celle presenti nella zona in cui si è verificata la rapina, nonostante i tabulati telefonici testimonino come le utenze degli indagati non abbiano mai «interagito» tra di loro, nonostante, nei fatti i tre (l’autista della Punto, il 24enne e il 27enne), è palese, non si conoscano tra di loro, nonostante non vi sia alcun riscontro relativo agli esami del Dna effettuati, si decide comunque di rinviare a giudizio A. R. e C. R. La sentenza di primo grado viene emessa il 14 giugno del 2018: otto anni di reclusione per i due imputati. Tutto è ribaltato in Appello, quando il 24enne del Marocco e il 27enne degli Emirati Arabi vengono assolti per non aver commesso il fatto. Erano stati semplicemente, scambiati per altre due persone.

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