Indagate 57 persone
Aveva scelto un autolavaggio come base logistica il clan Mazzarella di Napoli, per stabilire contatti con gli acquirenti della droga – cocaina, hashish e marijuana – mentre lo stoccaggio dello stupefacente avveniva in un immobile della zona dal clan controllata. I Mazzarella avevano, come tutte le organizzazioni malavitose più strutturate, una cassa comune e gestivano l’assegnazione degli alloggi pubblici, come ha spiegato il dirigente della Squadra Mobile di Napoli Giovanni Leuci, «non solo per ricavarne un beneficio economico ma soprattutto per ottenere vantaggi a livello sociale, per rendere ancora più efficace il controllo del territorio». Complessivamente sono stati notificati 18 arresti in carcere, due arresti ai domiciliari e cinque divieti di dimora.
L’attività investigativa si è svolta tra il 2022 e il 2023 e si è concentrata – spiega un comunicato – su tre ramificazioni del cartello malavitoso: il gruppo della zona del Connolo (dove sono stati sequestrati armi e droga) facente capo alle famiglie Barattolo e Galiero, quello di Forcella, capeggiate dalla famiglia Buonerba (soprannominati i Cappelloni) e quello di Poggioreale, guidato dalla famiglia Nunziata, detti «i castagnari».
Gli indagati sono complessivamente 57. Il gip di Napoli Gianluigi Visco ha disposto il carcere per Luciano Barattolo; Eduardo e Pasquale Buonerba; Salvatore Di Caprio; Cristian Nunziata; Gaetano Galiero; Rosario Ciro Mazio; Pietro Uliano; Ferdinando Spirito; Michele Mazzarella (elemento di vertice dell’omonima famiglia); Giuseppe Esposito; Vincenzo Terracciano; Raffaele Anastasio; Mauro Cirullo; Vincenzo Scando; Salvatore Carnevale; Angelo Della Torre e Antonio Scando. Domiciliari invece per Ciro Iorio e Salvatore Rea. Divieto di dimora, infine, per Omar Guediche; Emanuele Giovanniello; Danilo Chiumeo; Vincenzo Carnevale e Marco Sicuro.

















