Sono 26 le persone finite in manette nell’ambito di una operazione che ha sgominato due organizzazioni criminali dedite al traffico di droga e alle estorsioni nel Napoletano.

Prima la guerra e poi la pace, che porta meno morti e più denaro. Così è nata la collaborazione tra due clan di camorra facenti capo a Rosario Giugliano, detto “o’ minorenne” e Giuseppe Giuliano Giugliano (solo omonimo), a sua volta figlio di Antonio Giugliano, alias “o’ savariello”, luogotenente della cosca dei Fabbrocino, e detenuto nel carcere di Nuoro. Il primo, storico sicario del clan Galasso, dopo un periodo di detenzione, nel 2016 rientrava nel territorio di Poggiomarino, nel Napoletano, fruendo dapprima di alcuni permessi premio e poi ottenendo la liberazione al termine di una lunga pena detentiva, scontrandosi proprio con il secondo gruppo, protetto dal potente clan Moccia di Afragola. Per far questo, non ha esitato a intraprendere nuove alleanze, in particolare con i Batti di San Giuseppe Vesuviano e con gruppi criminali dell’agro nocerino sarnese, in particolare con i Ferraiuolo di Pagani.

Dopo essersi fatti la guerra, però, i due gruppi criminali hanno iniziato a collaborare e a spostare i rispettivi interessi, dalle estorsioni al traffico di stupefacenti, anche in quella zona dell’agro-nocerino-sarnese, nel Salernitano. Durante le perquisizioni, sono stati scoperti ben 62 ordigni esplosivi a Poggiomarino e gli investigatori non escludono che si tratti di materiale destinato ad atti di intimidazione ai danni proprio di vittime di racket.

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Nell’ambito dell’operazione portata a termine dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Torre Annunziata, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, sono finite in manette 26 persone, nelle province di Napoli, Salerno, Imperia, Cosenza, Ancona e Reggio Emilia, ed è stato emesso dal gip di Napoli un decreto di sequestro preventivo per un valore complessivo stimato in circa 50 milioni di euro nei confronti degli indagati: beni mobili (7 autoveicoli e 3 motocicli), immobili (14 appartamenti e 8 terreni), rapporti finanziari (88 rapporti finanziari e 8 polizze assicurative), imprese (1 ramo d’azienda, 5 quote di capitale sociale nonché i beni aziendali e strumentali di 13 società).

Gli incontri in carcere tra il boss e la moglie

Era una ludoteca del carcere il luogo in cui Rosario Giugliano e sua moglie, Teresa Caputo, si incontravano per far sì che il boss potesse riferire alla donna le informazioni da riportare agli affiliati. Il “gioco” era permesso dalla presenza di un figlio minorenne con lei. Dopo la scarcerazione, invece, la base operativa del clan è stata stabilita in una mansarda di Pagani, in provincia di Salerno. Dove la Squadra Mobile è riuscita a intercettarlo e a fare luce sui suoi traffici ed alcuni episodi come il tentativo di uccidere un ex pentito.

Canzoni neomelodiche per reclutare affiliati

E proprio il figlio di Teresa Caputo, il neomelodico Alfonso Manzella, in arte “zuccherino”, aveva assunto un ruolo fondamentale nella vicenda: a lui spettava il compito di scrivere e cantare canzoni che serviva per reclutare affiliati e scagliarsi contro le forze dell’ordine e la magistratura. Ma la sovraesposizione di Manzella (finito ai domiciliari per avere sparato contro delle persone), obbligò il gruppo a “sostituirlo” di fatto con Cristian Sorrentino, ritenuto promotore e organizzatore dell’associazione e sovrintendente alle attività illecite nel campo delle estorsioni e del commercio di stupefacente.

I rapporti con la ‘ndrangheta e la droga nei furgoni del caffè

Gli approvvigionamenti di droga, business più redditizio, avvenivano anche attraverso le ‘ndrine calabresi. In particolare, il clan riconducibile a Giuseppe Giugliano acquistava la marijuana grazie ai contatti con quella dei Pesce-Bellocco della Piana di Gioia Tauro, dalla quale si riforniva di marijuana attraverso Giosafatte Giuseppe Elia.

La sostanza stupefacente veniva poi trasportata, anche dentro furgoni per la distribuzione del caffè, e custodita da incensurati insospettabili come Francesco De Michele e Adriano De Filippo.

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