Cosimo Di Lauro e il padre Paolo

LA STORIA DELLA CAMORRA Il racconto del summit a casa del boss Gennaro Marino

Nel 2003 (e quindi un anno prima dallo scoppio della faida di Scampia e Secondigliano) si registra una riunione a casa di Gennaro Marino, anche detto Genny Mckay. Un summit organizzato dai futuri Scissionisti, per sondare il terreno e comprendere da che parte, eventualmente, si sarebbero schierate le famiglie da sempre vicine ai Di Lauro. Di quell’incontro rendiconta anche il collaboratore di giustizia, Antonio Prestieri (nipote degli ex boss Maurizio, e Tommaso, quest’ultimo deceduto a novembre del 2020).  

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Si trattò di un vertice molto teso, durante il quale, uno dei presenti, arrivò addirittura a proporre l’omicidio non solo di Cosimo Di Lauro (allora capo della cosca di Cupa dell’Arco), ma addirittura di Paolo Di Lauro (all’epoca latitante). «Gennaro Marino – fa mettere a verbale Antonio Prestieri, il 15 maggio del 2008 – mi mandò a chiamare. Un suo (giovane affiliato) mi portò in un terreno con piscina, adiacente alla villa di Marino. Qui incontrai Genny Mckay, Arcangelo Abete, Domenico Pagano (fratello di Cesare) e (un altro affiliato)».

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All’ex capo della fazione del Rione Monterosa – riferisce lo stesso pentito – fu chiesto se il suo gruppo volesse partecipare a un duplice omicidio, da consumare nei confronti di due ex affiliati ai Prestieri, «contro i quali però, potevamo niente, visto che c’era il veto di ucciderli, imposto da Paolo Di Lauro, e io ero ancora appartenente al clan Di Lauro».

«Mentre discutevamo circa l’opportunità del delitto, che doveva avvenire all’insaputa di Cosimo Di Lauro – continua Prestieri –, (uno dei presenti) propose di uccidere sia lo stesso Cosimo che, il padre, Paolo Di Lauro. Quest’ultimo era latitante, ma coloro che partecipavano alla riunione, sapevano dove si nascondeva». Ascoltando quelle parole, Prestieri rimase spiazzato, anche perché provava «molta stima nei confronti di Paolo Di Lauro. Marino, notando il mio forte disagio, redarguì aspramente la persona che aveva avanzato la proposta, sottolineando che in casa sua, certe cose nessuno si doveva permettere di dirle».

La discussione andò avanti ancora per qualche minuto, alla fine, «Domenico Pagano disse che non poteva prendere alcuna decisione se non avvertiva prima suo cognato, Raffaele Amato. Stessa cosa feci anche io, affermando che avrei prima dovuto parlare con i componenti del mio gruppo», dichiara Antonio Prestieri.

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