E’ terminata la campagna annuale di scavo nel Santuario di Hera, alla foce del Sele.  Le operazioni hanno visto impegnato il gruppo di ricerca dell’Università degli Studi di Napoli Federico II nelle indagini della cosiddetta Zona C, ubicata a circa 530 metri dal cuore dell’area sacra

Le quattro settimane di scavo condotte
da un gruppo di 15 giovani archeologi, specializzandi e iscritti ai corsi di laurea magistrale e triennale in archeologia
del Dipartimento di Studi Umanistici,
con la direzione scientifica
della professoressa Bianca Ferrara
e il coordinamento della dottoressa Rachele Cava, dottore di ricerca
in archeologia classica

Lo scavo, in continuità con lo scorso anno, ha visto la verifica di una serie di anomalie individuate grazie alle analisi geofisiche che hanno consentito di recuperare il livello intatto dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. e la fase di frequentazione di età classica.

La sede centrale dell’Università Federico II di Napoli

Le novità più interessanti sono giunte dal prosieguo degli scavi dell’edificio più  antico presente nell’area che è realizzato in blocchi isodomi e restituisce una planimetria rettangolare (24×33 m), perfettamente orientata Nord/Sud

Sono stati impiantati due saggi nel settore ovest dell’edificio (saggio 3400-saggio 3300) che hanno consentito di precisare le modalità di costruzione dell’imponente edificio più antico. La struttura è impiantata su una trincea di fondazione compattata con scaglie di calcare e di arenaria, di piccole e medie dimensioni, mescolate con sabbia e terra che forma un duro e solido riempimento; su questo sono allettati blocchi isodomi, di calcare, perfettamente tagliati e combacianti fra loro.

Lungo il lato Sud l’edificio è stato completamente spoliato dei blocchi mentre rimane la traccia delle fondazioni realizzate con scaglie
di calcare che definiscono completamente il perimetro

I materiali recuperati all’interno di questa trincea di fondazione hanno consentito di datare il momento della costruzione nei decenni finali del VI sec. a.C. Le indagini del 2018 hanno consentito, infine, di evidenziare una divisione interna della parte sud dell’edificio caratterizzata dalla presenza di pilastri la cui funzione verrà definita dalle prossime esplorazioni.