Entro qualche settimana la Procura deciderà se chiedere il rinvio a giudizio per gli indagati

di Fabrizio Geremicca

Appartamenti di 60 metri quadrati venduti a 300.000 euro. Ad un prezzo assolutamente di mercato, dunque, incompatibile con un progetto di edilizia sociale. C’è anche questo aspetto sotto i riflettori della Procura di Torre Annunziata che si appresta a chiudere le indagini sulla vicenda dell’housing sociale di Sant’Agnello: 53 case, box auto e servizi realizzati da una cordata imprenditoriale capeggiata dall’ingegnere Antonio Elefante (indagato) e della quale faceva parte anche il calciatore Fabio Quagliarella (non indagato). Immobili sorti dove c’era un vasto agrumeto, in via Gargiulo, e sequestrati a febbraio. Dopo che si è concentrata sugli aspetti di natura più strettamente urbanistica del caso – gli edifici sono stati realizzati da un privato dove in realtà era previsto un intervento di edilizia economica e popolare da parte del pubblico, peraltro attuabile solo se si fosse dimostrata la necessità di sostituire case affollate o malsane, piuttosto improbabile in un Comune di 9000 abitanti – la Procura ha ormai intrapreso accertamenti anche sul prezzo e sul meccanismo di vendita. Se, dunque, nella prima fase delle indagini sono stati ascoltati soprattutto i funzionari, i tecnici e gli amministratori coinvolti nel rilascio dei pareri e delle autorizzazioni a vari livelli (Comune, Città Metropolitana. Soprintendenza e Regione) ora sono stati convocati negli uffici giudiziari anche alcuni tra i 53 che hanno comprato gli appartamenti da Elefante e soci. Nel novero degli acquirenti c’è pure un certo numero di appartenenti alle forze dell’ordine, beneficiarie all’epoca del progetto di una riserva del dieci per cento delle case in costruzione. Le indagini sono partire circa tre anni fa ed in una prima fase hanno conosciuto momenti di stallo. Hanno poi avuto un’accelerazione tra la fine del 2019 e l’inizio dell’anno in corso, quando è scattato il sequestro preventivo convalidato dal gip e poi confermato a luglio dal Tribunale del Riesame. Secondo quest’ultimo il comportamento dell’amministrazione comunale di Sant’Agnello (guidata da anni dal sindaco Piergiorgio Sagristani, l’ex assessore alla Provincia in una giunta Cesaro) è stato caratterizzato “da una non trascurabile malafede”. Già agli albori del progetto, in effetti,sei anni fa c’erano state denunce argomentate da parte di Italia Nostra e del Wwf in relazione alla legittimità dell’operazione dal punto di vista urbanistico. Successivamente il Comune di Sant’Agnello aveva ignorato il parere del professore universitario Pinto, al quale si era rivolto per chiedere lumi sull’applicabilità al caso in questione del Piano Casa. Il docente aveva invitato ad attendere il pronunciamento della Corte Costituzionale, che in effetti avrebbe poi sancito che il Piano Casa non poteva derogare alle norme di tutela del territorio previste dal Put. Peccato che nel frattempo l’amministrazione comunale avesse già rilasciato il permesso a costruire. Si attende ora la svolta: la Procura deciderà entro qualche settimana se chiedere il rinvio a giudizio per gli indagati (oltre ad Elefante ci sono Massimiliano Zurlo e Danilo Esposito) e se meritano di essere approfondite in sede giudiziaria anche le posizioni di altri soggetti che sono stati ascoltati negli ultimi mesi dagli inquirenti.

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