san gregorio armeno
Una protesta dei presepiai di San Gregorio Armeno

Le botteghe del centro storico di Napoli in crisi per l’emergenza pandemica

L’arte presepiale patrimonio dell’Unesco e le botteghe di San Gregorio Armeno vincolate alla destinazione di uso, per impedire che possano essere utilizzate ad attività diverse da quelle legate all’arte presepiale. Non perdendo, però, di vista che nel frattempo sono indispensabili misure concrete per sostenere il settore ed evitare che scompaia. Infine, rendere il centro storico di Napoli Covid Free come è accaduto con l’Isola di Capri. Richiesta già avanzata alla Regione Campania, ma ancora senza risposte.

Sono soltanto alcune delle proposte avanzate nel corso del webinar organizzato ieri da ilSud24.it «San Gregorio Armeno, a rischio la magia» moderato dal collega Dario Caselli e con la partecipazione dei vicepresidenti dell’Associazione «Le Botteghe di San Gregorio» Vincenzo Capuano (presepista da cinque generazioni) e Serena D’Alessandro, con l’incarico anche di portavoce, dell’imprenditore e presidente di Atex Campania Associazione Turismo, Sergio Fedele, dell’avvocato Rosanna Ruscito e dell’ex assessore regionale al Turismo ed europarlamentare, Luciano Schifone. Ad introdurre e fare gli onori di casa il direttore Mimmo Della Corte che ha inaugurato quella che vuole essere una rubrica settimanale dedicata alla discussione e al confronto su temi e argomenti di impatto per il Mezzogiorno.

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Primo appuntamento la crisi di un patrimonio non solo napoletano e del Sud ma dell’Italia intera, quella delle botteghe di San Gregorio Armeno, attraverso la voce dei diretti protagonisti che sulla loro pelle stanno sentendo il peso della crisi economica prodotta dal Covid-19. Una crisi che ormai si trascina da quasi un anno e mezzo e che lo scorso aprile ha anche portato gli stessi presepisti a un sit in davanti il palazzo della Giunta a Santa Lucia.

«Abbiamo costituito questa associazione – spiegano Capuano e D’Alessandro – proprio con l’intento di dare più voce e forza alle nostre richieste. Siamo nati nel maggio del 2020 e da allora abbiamo organizzato una serie di iniziative per sensibilizzare l’attenzione sul nostro settore. Dalle Istituzioni abbiamo però raccolto parziale attenzione. Il Comune di Napoli si è dichiarato a parole disponibile, ma poi i fatti sono stati ben pochi. Meglio è andata con la Regione Campania con l’assessore Felice Casucci che si è impegnato nel varo di un bando per presentare i presepi nelle capitali europee, un modo per promuovere l’arte presepiale all’estero».

Ma si tratta comunque di una goccia in un mare di difficoltà, mancati incassi e di appuntamenti perduti. Finora in un anno e mezzo di crisi due festività pasquali e il Natale 2020 a causa delle chiusure, ed il rischio è che di questo passo molti non riusciranno ad arrivare a vedere il Natale 2021.

«La situazione è seria – ripetono Capuano e D’Alessandro -. I fitti molto alti e la scarsità dei pagamenti rischiano seriamente di portare alla chiusura di qualche bottega. Mentre altri per evitare questa ipotesi sono ricorsi a prestiti, indebitandosi oltremodo». Lo spauracchio è quello che qualche bottega sia costretta a cedere sotto il peso dei debiti lasciando che al suo posto sorga l’ennesima «cineseria, o fast food o cornetteria». «L’unicità di San Gregorio Armeno sta proprio nel fatto di essere una via costituita da tutte botteghe artigiane, se questo venisse meno si rischierebbe di snaturare questo luogo che tutto Italia e il mondo conosce».

La salvezza, quindi? Sì e no, perché Capuano e D’Alessandro chiariscono che «ipotesi del riconoscimento dell’Unesco era stata già valutata ma c’è un problema. Purtroppo, servono almeno tre anni per ottenerlo ed ormai non c’è più questo tempo. Urgono interventi immediati».

Ed i ristori? Briciole, come spiega lo stesso Capuano: «In un anno ho avuto complessivamente 4mila euro di ristori a fronte di una media di incasso che si aggirava intorno ai 120mila euro. Perché il calcolo anziché sulla base delle perdite di un anno ha preso a parametro soltanto un mese e per giunta quello con meno incassi».

L’Unesco, quindi, non basta servono misure immediate come «il ristoro sui costi fissi, spiega la portavoce, D’Alessandro. Quelli rappresentano un peso che andrebbe ridotto visti i bassi guadagni. Aiutare le botteghe nel pagamento degli affitti e delle utenze.

La Regione, sulla questione, non è esente da critiche per come ha gestito il delicato dossier della crisi del settore presepiale. Ne è convinto Sergio Fedele: «Avrebbe dovuto prevedere sia nel piano regionale 2020 che in quello 2021 una voce dedicata all’arte presepiale. Così come sarebbe stato opportuno inserirla all’interno della filiera turistica campana, perché le botteghe di San Gregorio Armeno vanno viste nell’ambito di una strategia più ampia. Ma ci si è limitati alle iniziative lodevoli dell’assessore Casucci».

Più duro, invece, nei confronti del Comune di Napoli dove «la mancanza di competenza nel settore ha aggravato la situazione. Se al turismo fosse stato nominato un assessore competente del settore questo problema sarebbe stato messo al primo posto o comunque tra le priorità».

Insomma, molto male. A sua volta però Fedele non manca di spronare l’intero settore delle botteghe artigiane affinchè «faccia massa critica perché oltre l’azione delle Istituzioni il settore associativo napoletano deve avere la capacità di rappresentare l’economia del territorio e di articolare le sue proposte in maniera efficace. Perché spesso uno dei limiti è proprio di una voce compatta».

Ma bisogna fare in fretta perché, come ricorda Luciano Schifone «la tempistica è stretta e non sempre è in accordo con le esigenze del settore». Insomma, si deve agire su due fronti: «Sul riconoscimento dell’Unesco ma anche su quello economico e l’idea dell’assessore Casucci sul bando per la promozione all’estero è positiva». Ma l’ex assessore regionale della giunta Rastrelli va oltre e propone di «vincolare l’immobile alla destinazione d’uso, come si è fatto con il Circolo degli artisti di piazza Trieste e Trento. Il che ha consentito di preservare le opere d’arte contenute»

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