Le accuse dei pentiti non reggono in giudizio, scagionato il capoclan del rione Villa: per il pm aveva chiesto 12 anni di reclusione

di Luigi Nicolosi

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Il boss di San Giovanni a Teduccio non “regalò” un neonato a una coppia per affermare il proprio potere sul territorio. O almeno questa è la convinzione maturata dai giudici di primo grado che questa mattina hanno assolto per non aver commesso il fatto il capoclan Ciro Rinaldi “mauè”. Il verdetto ha lasciato di sasso la pubblica accusa, che in sede di requisitoria aveva invece chiesto per il ras del rione Villa una condanna a ben 12 anni di reclusione. 

Ciro Rinaldi, difeso da Raffaele Chiummariello e Salvatore Impradice, era finito alla sbarra con l’accusa di falso e alterazione di stato civile, reati entrambi aggravati dalla finalità mafiosa. Avrebbe agito, scriveva il gip, per “fornire la dimostrazione sul territorio della forza della propria organizzazione, tanto da mostrarsi in grado di procurare un figlio a uno dei suoi affiliati”. La donna contattata per la compravendita aveva fatto perdere le tracce, tornando all’estero quando ha capito che la giustizia si metteva in moto. La vicenda era indicativa – scriveva ancora il gip – “dell’esistenza di un contesto criminale organizzato, avente a oggetto un traffico illegale di bambini che, trovando avallo nelle dichiarazioni rese da collaboratori di giustizia e da altre fonti investigative, appare suscettibile di un approfondimento investigativo”.

Il boss già nella fase delle indagini preliminari si era difeso sostenendo di aver prestato i 10mila euro al suo amico, ma senza avere alcun sentore di come sarebbero stati spesi. Il piccolo di origini romene non era in ogni caso figlio dei genitori che lo avevano registrato all’anagrafe e lo avevano dimostrato i test di compatibilità genetica disposti dalla Procura. Ma a confermare la ricostruzione della compravendita, oltre ad alcuni collaboratori di giustizia, sarebbero anche delle intercettazioni, ambientali e telefoniche. Una vicenda torbida, sulla quale ancora oggi aleggiano diverse zone d’ombra. E forse proprio per questo non è stato possibile accertare al di là di ogni ragionevole dubbio le effettive responsabilità penali del boss Rinaldi.