giovedì, Luglio 7, 2022
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San Gennaro, sacralità e misticismo nel cuore di Napoli

La storia del Patrono della città partenopea che affascina milioni di persone nel mondo

di Albangela Celentano

La devozione a San Gennaro è uno dei culti più ancestrali ed antichi della città di Napoli. Esso ha radici profonde insite nello scenario comunitario partenopeo, nonostante l’ufficialità religiosa sia abbastanza recente. Infatti solo nel 1980 il Papa Giovanni Paolo II dichiara ufficialmente San Gennaro Martire santo patrono della città e della Campania.

Per gli storici, la ricerca di fonti certe riguardanti la nascita e la genealogia di Gennaro, è risultata da sempre abbastanza difficoltosa. Lo studioso Gianpaolo Infusino riporta nel suo testo San Gennaro: Sacro e Profano, che Gennaro sarebbe nato in Calabria da una famiglia molto povera. Orfano di madre quindi, sarebbe entrato in contatto nell’adolescenza con un Eremita che l’avrebbe istruito e condotto con sé ed alcuni adepti a Benevento. Secondo comunicati ufficiali dell’epoca invece, riportati sempre nel testo, San Gennaro nacque a Benevento nel 272 d. C. Egli probabilmente discendeva da una ricca famiglia beneventana della Gens Januaria, e difatti il vero nome di Gennaro si presume fosse Ianuario. L’etimologia del nome è legata alla devozione della famiglia al dio Giano. Ianuario significa appunto consacrato al dio Giano.

Il misticismo insisto nel suo nome, non abbandonerà mai Gennaro. Egli infatti, approcciatosi in un tempo imprecisato alla chiesa cristiana, diventa Vescovo di Benevento. Dal I secolo dopo Cristo, il culto cristiano si consolida sempre più come una religione estremamente stratificata e capillare con numerosissimi adepti in tutto il mondo conosciuto dell’epoca. Numerosi furono gli scontri tra i cristiani e le autorità politiche romane con conseguenti persecuzioni.

Il martirio di San Gennaro

Uno dei martiri cristiani  più conosciuti è appunto quello che vide protagonista Gennaro.  Nel settembre del 305, il diacono di Miseno, Sossio, per ordine del giudice Dragonzio, fu arrestato con l’accusa di essere cristiano. Gennaro che nel contempo si stava recando a Pozzuoli per far vista ad alcuni fedeli, decise di portare il suo sostegno in carcere a Sossio, ed essendo anch’egli cristiano, fu arrestato. Essi furono decapitati il 19 settembre 305 d.C. nei pressi della Solfatara di Pozzuoli. Nei pressi del supplizio, nel 1580, fu edificata una chiesa, intitolata appunto Chiesa di San Gennaro alla Solfatara, all’interno della quale si troverebbe la pietra sulla quale fu decapitato il Santo.

Effettivamente nella chiesa vi è conservata la prima reliquia, ovvero una pietra sulla cui superficie vi si troverebbero delle macchie rossastre tendenti al ruggine, che secondo la leggenda sarebbero le gocce del sangue di San Gennaro. Alle vicende storiche quindi, subentrano quelle mistiche. Si narra infatti che dopo la morte, il sangue del Santo fu prelevato e racchiuso da una donna molto devota in due ampolle che successivamente furono deposte nella Cattedrale di Napoli.

Inoltre si racconta che il corpo di Gennaro fu portato in luogo sicuro da alcuni fedeli, e che solo anni dopo, intorno al 400 d.C. il Vescovo di Napoli, Giovanni I, avesse dato disposizione di conservare il corpo del Santo nei pressi della collina di Capodimonte a Napoli, sede delle attuali Catacombe. E proprio su una parete delle Catacombe, vi si trova un antico disegno di un santo che si ipotizza possa essere proprio San Gennaro. 

La festa popolare che celebra San Gennaro

Il 19 settembre quindi, ricorre la festa popolare e l’antica liturgia che celebra San Gennaro. In occasione di questa data, al di fuori di qualsiasi spiegazione scientifica, il sangue di San Gennaro presente nell’ampolla, si scioglie.  Alla liquefazione del sangue Napoli si apre in una festa poliedrica di immagini, suoni e colori che testimoniano il buon auspicio ed il buon rapporto con il Patrono. Il legame dei napoletani, fedeli e non, con il Santo, è quindi molto caratteristico ed esso è da sempre presente nell’immaginario collettivo partenopeo. Svariati sono i motivi che legano ogni napoletano al Santo. C’è chi si reca al Duomo per una benedizione ai propri bambini, c’è chi invece ricorre al Santo per una grazia.

Numerosissime nel corso dei secoli inoltre sono state le offerte al Santo, come testimoniano i monili in oro ed argento custoditi nel Museo del Tesoro di San Gennaro nel Duomo. Molteplici sono anche i turisti ed i non credenti che ogni anno si muovono in pellegrinaggio in occasione della festività. Il legame con San Gennaro è anche di timore e paura. Di fatto il mancato scioglimento del sangue, è di cattivo augurio per il popolo di Napoli, come avvenne nel 1973 anno dell’epidemia di colera e nel 1980 anno del devastate terremoto in Irpinia. Svariati inoltre, nell’ambito artistico e cinematografico, sono i riferimenti al Santo come il romanzo Il sangue di San Gennaro di Sàndor Màrai, ed il film Operazione san Gennaro di Dino Risi.

La figura di San Gennaro fenomeno di massa

Nel corso dei secoli, ma soprattutto attualmente, l’importanza del mito legato al Santo non accenna a diminuire. Anzi. La figura stessa di San Gennaro, è diventata sempre più un fenomeno di massa a prescindere dalla sacralità e dalla religiosità insista in essa. Proprio come Maradona, Pino Daniele e Massimo Troisi, l’effige del Santo si è inserita a pieno titolo in un contesto di Pop Art Napoletana come testimoniano le innumerevoli stampe, statue, murales e opere d’arte legate al Patrono.  L’adorazione di San Gennaro rappresenta quindi un potente collante ed incentivo per tutta la comunità partenopea e campana, che il Santo, si spera, premi ogni anno sciogliendo il proprio sangue.

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