venerdì, Maggio 20, 2022
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San Carlo, 400mila euro ai manager sono effettivamente troppi

Una spesa elevata per il Massimo napoletano che si regge con i fondi pubblici

di Mauro Della Corte

Rischia di provocare un terremoto nei rapporti tra Roma e Napoli la battaglia intrapresa dal governatore della Campania Vincenzo De Luca in relazione al Teatro di San Carlo. Un terremoto perché De Luca insiste nel chiedere la revoca della nomina a direttore generale di Emmanuela Spedaliere, voluta dal sovrintendente Stéphane Lissner. Non è abituato ad arrendersi, a fermarsi. Se non prima di aver raggiunto il suo obiettivo. Poco importa che tra gli strenui difensori di Lissner ci sia anche il ministro Franceschini (tesserato Pd, come il governatore) che con il Mibac è anch’esso socio fondatore della Fondazione Teatro San Carlo, alla pari della Regione Campania.

Secondo l’inquilino di Palazzo Santa Lucia la nomina sarebbe del tutto illegittima e superflua. Superflua perché le mansioni del direttore generale sarebbero comprese tra quelle del sovrintendente. E pure troppo costosa visto che tra emolumenti per Lissner e Spedaliere il San Carlo spende quasi 400mila euro annui per soli due manager. Decisamente un po’ troppo se rapportato anche al fatto che il Massimo napoletano, senza i soldi della Regione, rischia il profondo rosso. E allora dopo il duro «j’accuse» della settimana scorsa, Maurizio Borgo, capo di gabinetto della Regione e componente del Consiglio d’Indirizzo, su indicazione del presidente, ha preso carta, penna e calamaio e ha scritto una durissima relazione da inviare prima all’organismo del San Carlo e poi al Mibac nella speranza che le sue parole spingano il ministero a rivedere la propria posizione.

Gli attacchi del capo di gabinetto

Per Borgo la decisione rappresenta «un danno economico per l’ente e un ingiustificato vantaggio patrimoniale per il sovrintendente». Parole pesanti quelle del capo di gabinetto, fino a oggi De Luca non aveva mai accusato il francese di «ingiustificato vantaggio patrimoniale». Ma non si ferma qui. L’incarico è stato assegnato senza un procedimento «selettivo ispirato ai principi di trasparenza e imparzialità che sono alla base degli enti partecipati da soggetti pubblici e finanziati da risorse pubbliche». Inoltre, l’attribuzione  dell’incarico di Direttore generale frusta le competenze del Consiglio di indirizzo».

«Gli atti e la condotta tenuta dal sovrintendente nella nomina del Direttore generale risultano palesamente violative dello statuto e lesive degli interessi della Fondazione». In chiusura De Luca lancia l’ennesima preoccupazione relativa alla durata dell’incarico. La Spedaliere avrebbe ricevuto la «promozione» con un mandato a tempo legato alla presenza di Lissner a Napoli fino al 2025. Dopo quella data potrebbe generarsi un contenzioso promosso dalla Spedaliere che fino all’avvento del sovrintendente era direttore marketing.

Chissà come la prenderà Franceschini che già dopo gli attacchi al sovrintendente della settimana scorsa aveva risposto con un laconico, quanto piccato, «Lissner non si tocca». Una cosa è certa però, la questione sembra svolgersi tutta internamente al Pd e all’area di Centrosinistra, perché come il governatore e il ministro anche il presidente del Consiglio d’indirizzo Gaetano Manfredi proviene da quella parte politica. Manfredi ha provato finora a mediare, a rasserenare gli animi, ma sembra non esserci riuscito. Ora però si rischia una triplice spaccatura tra Comune di Napoli, Regione Campania e Ministero della Cultura.

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