di Antonio Averaimo

Nel mondo si contano circa 5mila monete locali, complementari a quelle tradizionali se non in aperto contrasto con esse. In Svizzera c’è il Wir, negli Stati Uniti l’Itaca hours. Anche in Italia non mancano le sperimentazioni in tal senso, come il Sardex in Sardegna o lo Scec, nato per volontà dell’associazione napoletana Arcipelago Scec. A queste e alle altre monete complementari adesso si affianca il Samex, la moneta del Molisannio, che sta per province di Avellino e Benevento più il Molise.

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Lo Scec

La nuova valuta nasce all’interno del circuito di credito commerciale Samex, che raggruppa professionisti e piccole e medie imprese del Molise e delle aree interne della Campania nel nome del reciproco sostegno e di un’economia più equa e solidale, oltre che sostenibile. Oltre 800 gli iscritti al circuito, 12mila le operazioni fra gli utenti della comunità, capaci di generare ricchezza per un valore pari a 6 milioni di euro. «Lo scopo del circuito – spiega Luigi Piccirillo, fondatore di Innovation Factory, la società che gestisce la rete Samex – è quello di riconnettere le imprese del territorio, di fornire servizi di promozione ad alto valore aggiunto e di offrire strumenti innovativi di pagamento e di credito complementari da affiancare a quelli tradizionali». Un modo per portare avanti un altro modello di sviluppo e sostenere l’economia locale, insomma. Ma come funziona il Samex? Un’impresa si iscrive al circuito e viene aperto un conto in Samex, di cui uno equivale a un euro, spendibile solo all’interno della rete.

L’allora assessore Marco Esposito presenta il Napo

A ogni acquisto corrisponde una vendita, tutto a tasso zero, senza interessi e possibilità di accumulo. Gli inventori del Samex certamente si augureranno che alla nuova moneta vada meglio del Napo, la moneta locale fatta stampare dal Comune di Napoli nel 2012. Doveva essere una rivoluzione, secondo il sindaco Luigi de Magistris e il suo assessore Marco Esposito.

Mazzette di Napo

In piena recessione economica e in pieno clima anti-Euro, ne furono stampati 10 milioni con l’obiettivo di arrivare a 70 l’anno successivo, per un giro di scambi stimato intorno ai 640 milioni di euro. Ma i Napo scaddero il 31 dicembre 2015 nell’indifferenza generale e di essi non si è mai più sentito parlare.