“Non serve a nulla deridere i giovani, ma bisogna incoraggiarli a confrontarsi con il pubblico”. E’ il messaggio lanciato da Massimiliano Cavallo, uno dei maggiori esperti italiani di Public Speaking, autore del libro “Parlare in Pubblico Senza Paura” (Edito da Anteprima Edizione), in relazione al commento di Salvini al video pubblicato su Facebook in cui viene ripreso un ragazzo che parla durante un flash mob delle Sardine a San Pietro in Casale. Il ragazzo, Sergio, è affetto da Dsa, un disturbo specifico dell’apprendimento. “Ma se anche non fosse stato così, quello che ha fatto Salvini è cyberbullismo, proprio ciò che la politica e le istituzioni dovrebbero regolamentare in questo Paese e non alimentare con queste condotte”, dice Cavallo, secondo il quale alla fine “Sergio ha fatto un buon discorso raggiungendo il suo obiettivo”.

Massimiliano Cavallo

Il ragazzo è salito su un palchetto durante una manifestazione improvvisata. “In quella situazione – spiega l’esperto du Public Speaking – non ci si può certo aspettare il discorso di Martin Luther King, ma semplicemente uno che appassioni la piazza. Sergio durante il suo discorso, è stato sì impacciato per qualche secondo, ma sicuramente spontaneo e appassionato”. Del resto, secondo Cavallo, parlare in pubblico non significa applicare delle regole tecniche come dei robot: al pubblico non piacciono gesti meccanici e parole imparate a memoria.

“Un discorso non deve essere perfetto ma deve coinvolgere – sottolinea l’esperto – l’uditorio e trasmettere il proprio messaggio. In questo Sergio ha sicuramente raggiunto il suo obiettivo”. Va bene la tecnica, ma in queste situazioni è il cuore che deve parlare. “Ed è ciò che insegno ai corsisti del Corso Public Speaking Top. In aula – riferisce Cavallo – imparano la tecnica, imparano a gestire un discorso improvvisato, ma poi devono dimenticarla perché devono trasmettere emozioni al proprio pubblico. Se poi i ragazzi non sono abituati a parlare in pubblico il problema è proprio delle istituzioni. Perché la scuola non incoraggia i ragazzi a confrontarsi con un pubblico e ancor meno l’Università. Bisogna incoraggiare i giovani ad imparare l’arte del public speaking e non certo deriderli per qualche discorso impacciato come accaduto con Sergio”.