mercoledì, Dicembre 1, 2021
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«Salvatore Barile andava cacciato, Contini jr e Minichini spararono col mitra nel suo bunker»

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Nuova valanga di accuse da parte del pentito Schisa, ricostruito il piano di guerra per allontanare i Mazzarella dal «Connolo» di Poggioreale: tirato in ballo il nipote del boss Edoardo «’o romano»

di Luigi Nicolosi

Un patto di ferro tra i giovani ras della mala dell’Arenaccia e quella di Ponticelli per mettere alla porta il rivale clan Mazzarella. Il piano criminale, stando a quanto sostenuto dal pentito Tommaso Schisa, sarebbe stato a dir poco ambizioso. L’inedita alleanza di Napoli Est aveva infatti intenzione di cacciare il boss Salvatore Barile, fresco di scarcerazione, attaccandolo nella sua roccaforta: il rione Sant’Alfonso di Poggioreale, zona nota come il “Connolo”. 

Sulla vicenda Schisa, ex uomo di punta del clan Minichini, ha fornito agli inquirenti della Dda una minuziosa ricostruzione nel corso dell’interrogatorio al quale è stato sottoposto il 22 ottobre 2019: «Omissis è un altro affiliato al clan Sibillo. Lo conosco bene e per come da lui riferitomi si occupa di estorsioni e commercio di droga. Inoltre insieme a Ciro Contini, Michele Minichini, Giuseppe Gambardella ha partecipato nel 2016 a una stesa nel “Connolo” in danno di Salvatore Barile “Totoriello”, esponente di spicco del clan Mazzarella. Ciò è avvenuto dopo la scarcerazione di Barile allo scopo di cacciarlo».

Che per alcuni anni Contini e Sibillo fossero stati in affari, per non dire un tutt’uno, è da tempo cosa nota, ma che il rampollo Ciro “’o nirone”, nipote di Edoardo Contini “’o romano”, si fosse messo a compiere sparatorie insieme allo spietato killer Michele Minichini è invece una novità: «Le modalità della stesa – ha spiegato Schisa ai pm – mi sono state riferite da Ciro Contini e Michele Minichini. Nell’occasione il commando utilizzò un kalashnikov». Ricostruita la vicenda, il collaboratore di giustizia si è poi soffermato sui suoi legami con il ras di Capodichino, all’epoca a capo del clan Sibillo e della paranza dei bambini: «Le mia famiglia ha favorito la latitanza di Ciro Contini nel 2016. Io l’ho ospitato a Marigliano nell’abitazione di mio suocere sito davanti alla mia. Mia madre Luisa De Stefano l’ha ospitato anche nel rione De Gasperi nell’abitazione non occupata di mia zia Patrizia De Stefano che si trova in Germania».

Anche il giovane boss del clan di Ponticelli avrebbe però fatto la propria parte: «Contini è stato durante la sua latitanza anche ospitato da Michele Minichini presso l’abitazione della madre a Barra. Come ho già detto, durante le nostre conversazioni ci riferivamo a Ciro Contini con l’appellativo di “Alessandro” o “cugino”». Un escamotage che non è però stato sufficiente a garantire a lungo la latitanza del nipote di “’o romano”. Qualche mese più tardi Contini junior è infatti finito in manette e, tornato in seguito in libertà, è stato poi riarrestato al termine di un concitato inseguimento tra le strade del quartiere San Carlo Arena. Da allora non ha più lasciato il carcere. Idem Michele Minichini, che ha addirittura rimediato anche un ergastolo.

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