Nella foto, Rosario Lumia e Antonio Capasso

di Luigi Nicolosi.

Avrebbero invaso il “salotto buono” di Napoli con un fiume di cocaina purissima. Quarantaquattro chili, per la precisione. È questo lo spaccato che emerge dalla lettura dell’ordinanza di custodia cautelare che ieri mattina ha portato all’arresto di 24 broker della droga insospettabili o quasi. Nel provvedimento gli inquirenti della Procura distrettuale antimafia descrivono una lunga serie di retroscena del tutto inediti. Su tutti il fatto che al vertice dell’emergente organizzazione si sarebbero trovati i due giovani rampolli della “Napoli Bene”, vale a dire Antonio Capasso, figlio del narcos Ciro e gestore della trattoria di Posillipo “Tufò”, e il socio Rosario Lumia.

ad

Il sodalizio sarebbe stato però ben più ampio, tant’è che la contestazione di associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti viene addebitata a ben diciannove persone: Maurizio Ambrosino, Gianmarco Ammendola, Andrea Aruta, Antonio e Ciro Capasso, Vincenzo Caputo, Mariano Ceci, Ciro D’Ambrosio, Lorenzo Di Palma, Giuseppe Flessigno, Giuseppe Granata, Antonio Grimaldi, Rosario Lumia, Alessio Onorato, Salvatore Onorato, Carmine Pandolfi, Antonio Russo, Raffaele Sciarra e Marco Vicinanza. Sarebbero stati loro, stando alla ricostruzione degli inquirenti della Dda, ad aver a vario titolo acquistato, detenuto, trasportato e introdotto in Italia almeno 44 chili di cocaina, droga che le forze dell’ordine hanno scoperto e sequestrato nell’ambito di due diverse operazioni di polizia giudiziaria.

Ferma restando la presunzione di innocenza fino a prova contraria, le posizioni più compromesse sembrano ad oggi quelle dei Capasso e di Lumia. Sfogliano i capi di imputazione di scopre infatti che «Antonio Capasso, occupandosi nella sua veste di promotore del sodalizio di affiancare il padre Ciro (già coinvolto in altre indagini antidroga, ndr), nell’organizzare e coordinare tutte le attività strumentali al perfezionamento degli acquisti e cessioni di droga, manteneva a tal fine diretti rapporti con il corriere Rosario Lumia». Sempre il ristoratore posillipino avrebbe poi affrontato le problematiche sacaturenti dalle attività illecite dell’organizzazione, tra cui il sostentamento delle famiglie dei sodali in occasione di arresti o sequestri.

Proprio Rosario Lumia nel 2017 venne pizzicato dalla guardia di finanza mentre trasportava in auto qualcosa come 33 chili di cocaina purissima. Arrestato e processato con il rito abbreviato, il giovane narcos era riuscito a cavarsela con una pena di appena cinque anni da scontare agli arresti domiciliari. Ma dopo il maxi-blitz messo a segno ieri dalle fiamme gialle le cose rischiano adesso per lui di complicarsi non poco.