Vincenzo Scotti (presidente di Link University) e Luigi Di Maio

L’Italia al centro dell’intrigo internazionale  

Barbe finte, professori universitari di cui si perdono le tracce, intelligence al lavoro, intrighi internazionali, come nella migliore tradizione delle spy story a stelle e strisce. Sullo sfondo una riedizione, con le dovute proporzioni, dello scontro epocale tra blocco occidentale e orientale. Solo che come spesso capita, la realtà supera la fantasia e i canovacci seguiti dagli scrittori sono meno avvincenti e tortuosi di ciò che veramente accade, o sarebbe accaduto. Il presidente Usa, Donald Trump ha un unico obiettivo, allontanare da sé i sospetti relativi alla presunta vicinanza con Mosca, relativamente al caso Russiagate (vale a dire la «struttura» che sarebbe stata imbastita dai russi, per interferire nella campagna presidenziale del 2016) e provare come sia stato, invece, un complotto ordito nei suoi confronti. E per questo, ha attivato i canali con l’intelligence italiana.

Perché in questa storia, l’Italia c’entra, e come, come c’entra anche la Link Campus University (molto frequentato dall’intelligence di casa nostra), di cui è fondatore e presidente, l’ex ministro all’Interno,  il napoletano Vincenzo Scotti. E’ un ex prof del citato ateneo capitolino il personaggio cardine della vicenda, e tra l’altro di lui, si sono perse le tracce. E’ letteralmente sparito nel nulla da circa due anni.  Si chiama Joseph Mifsud, è un accademico maltese, ed è colui che nel 2016 avrebbe cercato di offrire al pool di Trump, le mail intercettate e trafugate a Hillary Clinton (all’epoca, competitor di Trump alle presidenziali Usa). Mifsud si sarebbe messo in contatto con George Papadopoulos, componente dello staff di Trump, e avrebbe dichiarato di poter disporre di canali russi per fornire le citate mail di Hillary Clinton.

Link Campus University e i rapporti con il M5S

Nel momento in cui Papadopoulos viene inquisito, l’accademico maltese sparisce. A sottolineare la circostanza (come riporta «la Repubblica»), l’avvocato Stephan Roh (azionista della Link Campus University). Nel suo studio in Svizzera, nel 2018, si segnala l’ultimo avvistamento di Midfud (tra l’altro, nelle scorse ore, «Il Foglio» ha pubblicato in esclusiva l’ultima foto conosciuta del professore, scattata proprio a Zurigo); Midfud avrebbe confidato al legale, che gli sarebbe stato ordinato di nascondersi  (a partire dall’autunno del 2017). Da chi? Dai servizi segreti italiani, afferma Roh. Il capo dell’intelligence, spiega l’avvocato, avrebbe contattato il presidente di Link Campus University, Vincenzo Scotti, «consigliando» di far allontanare Midfud, per qualche tempo: il prof doveva nascondersi.

C’è da considerare che sia Scotti che i servizi hanno smentito la circostanza. Nei giorni scorsi, però, in Italia è arrivata una delegazione americana guidata dal procuratore generale William Barr e dal magistrato John Durham. Gli Usa vogliono fare luce sull’incipit del Russiagate, e per tale motivo hanno chiesto ai servizi, di aiutare l’America a ritrovare il professore scomparso. La visita ha pure un altro obiettivo, di natura politica: l’invito al nostro Paese, a interrompere qualsiasi tipo di eventuale azione di «appoggio» verso Midfud.

La delegazione Usa e il «messaggio» a Luigi Di Maio

Il «messaggio», per niente velato, a collaborare con maggiore impegno (per ritrovare l’accademico maltese), è rivolto, in particolare al Movimento 5 Stelle e al ministro degli Esteri, Luigi Di Maio. Perché? E’ presto detto. I rapporti esistenti tra M5S e ateneo capitolino. Dalla Link Campus University provengono alcuni dei ministri del primo Governo Conte. Tra essi c’è anche la ex titolare del dicastero della Difesa, la pentastellata Elisabetta Trenta.