Un retroscena spagnolo indica il Mediterraneo tra i possibili obiettivi russi. Roma smentisce allarmi imminenti, la Marina sorveglia i fondali
L’allarme parte dalla Spagna, ma da Roma arriva subito una frenata. Secondo una ricostruzione di El Mundo attribuita all’intelligence americana, la Russia starebbe valutando operazioni con droni contro Paesi del Mediterraneo, Italia compresa. Il governo italiano fa sapere di non avere riscontri su attacchi imminenti. Questo non cancella il problema più ampio: il Mediterraneo è ormai una delle aree sorvegliate speciali della sicurezza europea.
Crosetto frena sull’allarme
Guido Crosetto separa con decisione la minaccia russa dalla notizia pubblicata dal quotidiano spagnolo. «Non ci risulta e non risulta neanche ad altri governi chiamati in causa; ciò non significa che non esista una minaccia, ma che questa cosa che scrive il giornale spagnolo a noi non risulta».
Subito dopo aggiunge: «Non abbiamo bisogno di inventare minacce per spaventarci». In altre parole, una cosa è considerare Mosca un rischio per la sicurezza europea, altra cosa è dare per acquisita una ricostruzione sulla quale il governo dice di non avere conferme.
L’ipotesi dei droni nascosti nei container
El Mundo cita una fonte vicina alla Difesa lituana e parla di droni lanciati dal mare, eventualmente nascosti dentro container. Tra i modelli indicati c’è il Gerbera, con un’autonomia che gli consentirebbe di raggiungere obiettivi sulla costa partendo da diverse centinaia di chilometri al largo.
Una minaccia che si inserisce nel confronto già seguito da Stylo24 sugli attacchi russi e sui rapporti fra Mosca, Kiev e Washington.
Danimarca e sabotaggi alzano l’attenzione
Mentre il Mediterraneo finisce nelle ricostruzioni dell’intelligence, nel Nord Europa l’attenzione è già salita. I servizi militari danesi parlano di un rischio «basso ma crescente» di incursioni limitate e collocano su un livello alto la minaccia informatica.
A preoccupare sono soprattutto energia, trasporti e servizi essenziali, cioè i bersagli più esposti a sabotaggi capaci di creare danni senza trasformarsi in un attacco militare tradizionale. La strategia marittima della Nato richiama proprio le capacità russe di ricognizione e guerra subacquea.
Sotto il Mediterraneo passa una parte dell’Italia
È qui che entra in gioco la Marina. Sommergibili, fregate, radar, satelliti, elicotteri, droni e sonar lavorano insieme per capire cosa accade sopra e sotto la superficie. Si cercano rotte insolite, presenze sospette, attività vicino ai punti sensibili.
La dimensione subacquea della Marina Militare riguarda anche la protezione di ciò che non si vede dalla costa: cavi, condotte e altre infrastrutture che corrono sul fondo del mare.
Lo Scirè ascolta prima di vedere
Sul sommergibile Scirè il controllo comincia dall’ascolto. Ogni unità in movimento produce un rumore diverso e gli operatori del sonar imparano a distinguere quelle tracce dentro il suono continuo del mare.
La logica è quella della sorveglianza permanente delle infrastrutture strategiche: non serve imbattersi in una nave ostile. Può bastare un comportamento anomalo vicino a un cavo dati, a un gasdotto o a un porto per concentrare uomini e mezzi in quella zona.
La guerra ibrida corre sotto la superficie
Il presunto piano raccontato dal quotidiano spagnolo resta senza conferma da parte del governo italiano. Ciò che invece esiste già è un sistema di minacce fatto di cyberattacchi, sabotaggi, droni e attività nei fondali.
Stylo24 ha raccontato come la guerra in Ucraina abbia prodotto conseguenze ben oltre la linea del fronte. Nel Mediterraneo, una parte di quella partita si gioca ormai dove dalla superficie non si vede nulla.

















