Il piano dei ragazzini della Pignasecca e i «consigli» di una madre

di Giancarlo Tommasone

La conversazione è stata captata nel tardo pomeriggio di ieri da un collaboratore di Stylo24, che si trovava a percorrere Via Forno Vecchio, proprio davanti alla Facoltà di Architettura, zona Pignasecca. Ha intercettato tre giovanissimi, il più grande del gruppo poteva avere al massimo dodici anni, e si è fermato ad ascoltare la loro conversazione. I ragazzini stavano mettendo a punto gli ultimi dettagli di una «missione speciale»: il furto dell’albero di Natale allestito all’interno della Galleria. «Non esiste – ha detto uno del gruppo – Ce lo dobbiamo andare a prendere. Stanotte andiamo sotto la Galleria e ci andiamo a prendere l’albero. Dobbiamo fare prima di tutti quanti». Gli altri due amichetti hanno appoggiato la proposta di quello che sembrava essere il leader del terzetto, annuendo e dandogli sostegno. «Tieni ragione, stanotte ci organizziamo e andiamo». Sarebbe bastato questo a lasciare a bocca aperta il nostro collaboratore, ma è accaduto di più. Sì, perché mentre stavano confabulando, i tre ragazzini sono stati raggiunti dalla madre del «capobranco» che ha cercato di dissuaderlo dalla decisione.

E la mamma consiglia:
meglio rubare l’albero
della Galleria dopo Natale

Ma in che modo lo ha fatto? Spiegando al figlio e ai suoi amici che l’azione che stavano pianificando era sbagliata, contro le regole del vivere civile? E che è sbagliato rubare? Assolutamente no. Ha detto loro che sarebbe stato meglio posticipare il furto. «Rubate l’albero dopo Natale, adesso vi arrestano. E vi portano in comunità. Quello adesso, là sotto (in Galleria) sta pieno di guardie, subito vi prendono», ha consigliato la donna. L’albero di Natale allestito al centro della Galleria Umberto I è stato ribattezzato «Rubacchio», perché ogni anno è obiettivo di razzia. Si tratta di una vera e propria «gara» (assolutamente da stigmatizzare), a cui partecipano vari gruppi di baby-sbandati, provenienti da diversi quartieri di Napoli.

La gara per accaparrarsi
il feticcio e le foto
postate sui social

Impossessarsi di quel «simbolo» è per loro motivo di orgoglio e va ostentato, mostrato ai rivali; una volta portato via, il «feticcio» viene abbandonato in strada, non prima però che i vincitori di turno si siano scattati un selfie con il trofeo di guerra. Le foto, che quasi sempre finiscono sui social, servono a provare che l’impresa è stata portata a termine e che i campioni, per quest’anno, sono loro. Il furto della Galleria è una specie degenerata di albero della cuccagna, di Palio di Siena o di Giostra del Saraceno, in salsa pseudo napoletana. Perché qui, intendiamoci, si tratta soltanto di una azione criminale e non c’è oleografia che tenga. E’ un gioco da combattere ed estirpare, un gioco illegale e, soprattutto, assai triste.