mercoledì, Dicembre 1, 2021
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Ruba 800mila euro, e il clan gli «confisca» il cantante neomelodico

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L’ammanco di cassa nel gruppo capeggiato da Mario Cerrone (oggi collaboratore di giustizia)

di Giancarlo Tommasone

Per rientrare dell’ammanco di cassa, provocato da un affiliato che si era appropriato di circa 800mila euro, il clan arriva a «requisire» a quest’ultimo, perfino la gestione di un cantante neomelodico. La circostanza emerge dalla richiesta per l’applicazione di misure cautelari nei confronti di vertici e gregari del «sistema» di Secondigliano, impegnato principalmente sul versante del narcotraffico. Il gruppo in questione è quello capeggiato dall’allora boss e oggi collaboratore di giustizia, Mario Cerrone, per anni socio del narcos latitante Raffaele Imperiale. Da una serie di intercettazioni telefoniche, gli inquirenti vengono a sapere che tale Mario I., fratello del braccio destro di Cerrone, si è impossessato di una somma di 800mila euro.

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Agli atti è riportato che «dal monitoraggio delle conversazioni tra i sodali risultava che Mario I. aveva il ruolo di “gestore”, coadiuvato da altri collaboratori, di alcune attività commerciali, che rappresentavano la “cassa comune”, dalla quale prelevare il denaro necessario per effettuare acquisti di droga; della cassa comune e dei relativi conteggi, Mario rispondeva ai vertici del gruppo, vale a dire al fratello, e a Mario Cerrone; per tale attività percepiva uno stipendio di 5-6 mila euro». Lo stesso Mario I. – annotano gli inquirenti – «aveva investito una parte dei suoi proventi in una villetta a Varcaturo e in orologi di marche prestigiose».

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Le intercettazioni di maggiore interesse sono quelle dell’autunno del 2014. In quei giorni, infatti, «si verificava un evento che causava un vero “terremoto” nella regolare e assai attenta gestione degli affari da parte del gruppo, ossia nel mentre era in corso una trattativa con un tale Vincenzo che si trovava in Spagna (per l’acquisto di droga) i componenti del sodalizio criminale, nell’effettuare i conteggi della gestione delle attività illecite, e reperire il denaro necessario all’acquisto della merce, si accorgevano che dalla “cassa comune” mancavano diverse centinaia di migliaia di euro (poi indicate in una somma oscillante tra i 600 e gli 800mila euro)».

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La responsabilità dell’ammanco è immediatamente addossata a Mario I., che «gestiva detta cassa, ma avendo il “vizio del gioco” non riusciva a farvi fronte, nonostante il rispettabile stipendio di 5-6 mila euro mensili». Cosa accade? Mario, che teme di essere ucciso, si dà alla fuga, «perché aveva tradito il clan, in concreto, la sua famiglia, ma soprattutto aveva paura dell’ira del capo ossia di Mario Cerrone». Secondo quanto sottolineano gli inquirenti, «ogni punizione fisica nei suoi confronti è risultata  sospesa, proprio perché Mario I. è fratello del braccio destro di Cerrone». Il clan, comunque, decide di allontanarlo dagli “affari”, non prima però di requisirgli tutti i beni di cui aveva disponibilità. Lo stesso «contabile infedele», nell’ambito delle conversazioni monitorate, indica detti beni, in una serie di orologi di valore; in una abitazione di Varcaturo (frazione di Giugliano); in un autolavaggio e perfino nella gestione di un cantante neomelodico, che lo stesso aveva provveduto a lanciare ne paronama dello spettacolo made in Secondigliano.  

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