Rosa Macor, dipendente di NapoliServizi e tiktoker da oltre centomila follower, è accusata di truffa aggravata ai danni dello Stato
Su TikTok è Zia Rosetta, oltre centomila follower e quasi quattro milioni di like. Per NapoliServizi, invece, era una custode del dormitorio pubblico di via De Blasiis. Ed è proprio al lavoro che nasce l’inchiesta: secondo l’accusa, in tre mesi avrebbe accumulato 227 ore di timbrature irregolari. A scriverne è Alessio Gemma su “Repubblica Napoli”.
Il danno calcolato sulle retribuzioni percepite è di 3.757 euro.
Il badge girava tra quattro colleghi
La Procura contesta un sistema che avrebbe coinvolto Macor e altri tre dipendenti.
Il meccanismo, secondo l’accusa, era semplice: ci si scambiava il badge e chi non era presente riusciva comunque a risultare regolarmente in servizio.
La Polizia municipale ha seguito i movimenti attraverso telecamere sistemate davanti al dormitorio e sul dispositivo che registrava le presenze.
Un sistema che ricorda altri casi di assenteismo pubblico già raccontati da Stylo24, come l’inchiesta sui furbetti del cartellino al Cardarelli.
«Ragazzi, io me ne vado a casa»
Secondo gli atti, Macor sarebbe stata ascoltata mentre diceva: «Ragazzi, io me ne vado a casa, sbrigate tutto voi».
Per gli investigatori, invece di iniziare il turno sarebbe rientrata a casa.
Uno degli altri dipendenti coinvolti ha parlato anche di un suo «predominio» sui colleghi. Il licenziamento di uno dei custodi è già arrivato davanti al giudice del lavoro, che ha dato ragione a NapoliServizi.
Nelle carte finiscono anche i legami familiari
Gli investigatori hanno messo agli atti anche i rapporti di parentela della donna. Macor è la moglie di Biagio Saltalamacchia.
La difesa respinge però qualsiasi collegamento diretto tra la lavoratrice e la criminalità organizzata.
L’avvocato Valentina Varano precisa: «Biagio è stato assolto dall’accusa di associazione camorristica finalizzata allo spaccio dopo un calvario di dieci anni».
Poi aggiunge: «La signora Macor non ha un collegamento diretto con la criminalità, è una famiglia conosciuta ovviamente. Ma i parenti non ce li scegliamo».
La difesa ricorda vent’anni di servizio
Il legale sottolinea che Macor lavorava da circa vent’anni nella partecipata comunale e che fino a questa vicenda non aveva avuto contestazioni, ricevendo anche encomi.
Il procedimento riguarda il Centro di prima accoglienza di via De Blasiis, struttura sulla quale il Comune ha investito negli anni per recuperare spazi e servizi. Il Comune di Napoli ha documentato gli interventi realizzati nell’ex dormitorio.
Ora sarà il processo a stabilire cosa accadeva davvero
L’accusa di truffa ruota attorno alle timbrature e alle ore di assenza contestate. Le parentele entrano invece nella lettura investigativa dei rapporti tra i dipendenti, una ricostruzione che la difesa contesta quando viene usata per descrivere la posizione personale di Macor.
Il dormitorio continua intanto a essere una struttura comunale destinata alla prima accoglienza, inserita nei programmi di welfare cittadino. Il Comune ne descrive finalità e interventi di riqualificazione.
Il punto arriverà ora davanti al giudice: capire se quelle 227 ore registrate dalle telecamere corrispondano davvero alla truffa contestata.















