Rosa Di Domenico riabbraccia la madre all'aeroporto di Capodichino

di Giancarlo Tommasone

Adesso, Rosa Di Domenico, ha diciassette anni. La sua vicenda ha tenuto col fiato sospeso milioni di italiani, per più di nove mesi. Scompare di casa, da Sant’Antimo, il 24 maggio del 2017 (di anni, all’epoca, ne ha 15), vi fa ritorno il 5 marzo del 2018.

La storia / La ricostruzione

Un lasso interminabile di tempo che la giovane passa insieme al pachistano Alì Qasib, oggi trentenne e latitante, ricercato dall’autorità giudiziaria italiana.

Alì Qasib

E’ stato rinviato a giudizio per violenza sessuale e sequestro di persona, reati che sarebbero stati commessi nei confronti di una minore.  Tanto è stato scritto e detto sul rapimento di Rosa, sul rapporto tra la adolescente della provincia partenopea e il pachistano; tante le ipotesi investigative fatte in relazione ai luoghi toccati dai due nel corso della fuga.

L’approfondimento / La «trattativa» per liberare
Rosa e la scappatoia per limitare i danni a Qasib

Altrettanto numerose sono state le ricostruzioni rispetto ai motivi che, realmente, hanno giocato un ruolo decisivo per il ritorno a casa della ragazza, sana e salva. A un anno e mezzo dalla fine di un incubo, Stylo24 ha ascoltato la madre di Rosa (lei e la sua famiglia sono assistite, gratuitamente, dall’avvocato Maurizio Lojacono). Si chiama come la figlia perduta e ritrovata, e ci risponde con una voce, che non ha più la disperazione di quei giorni infernali, ma che comunque, arriva come segnata da una malinconia, che forse continuerà ad accompagnarla ancora per molto tempo. La prima cosa che fa quando ci presentiamo, è ringraziarci «per il lavoro svolto. Il vostro giornale, insieme alla redazione di ‘Chi l’ha visto?’ è stato attentissimo alla nostra vicenda, e credo, sinceramente, che abbia contribuito a far chiudere questa storia con un lieto fine».

Come sta sua figlia?
«Adesso sta bene, almeno è quanto sembra. Ma teniamo la guardia alta, perché dopo quello che ci è capitato, bisogna stare sempre attenti».

E’ passato più di un anno e mezzo dal ritorno a casa di Rosa, avete ritrovato la normalità perduta?
«Sì. Diciamo che siamo tornati a una dimensione familiare relativamente simile a quella che vivevamo prima che cominciasse questa storia. Però, fatti del genere, inevitabilmente segnano. Quindi andiamo avanti pian piano e continuiamo per la nostra strada, uniti».

La storia di Rosa ha focalizzato l’attenzione di milioni di persone, oggi sua figlia ha 17 anni, come vive l’adolescenza?
«Come tante ragazze della sua età. Sta insieme ai suoi coetanei, esce con amici e amiche, e soprattutto, si concentra nello studio. Ha recuperato il tempo perso, e il prossimo anno dovrà affrontare la maturità».

Che scuola frequenta?
«L’istituto che si trova vicino casa, il liceo scientifico. Tra pochi giorni comincerà il quinto anno». 

E’ vero che in questi mesi, sua figlia, ha avuto una storia con un ragazzo di Sant’Antimo?
«Sì, ma poi si è conclusa. Sono cose che capitano ai ragazzi. E’ stata una storia che non ha avuto seguito. Adesso, Rosa, ripeto, è impegnata soprattutto nello studio».

Parliamo di Qasib, in questo anno e mezzo, ha mai provato a ricontattare Rosa?
«Da quanto ci risulta, e da quanto sappiamo, no. Continuiamo, però, a restare vigili. Così come credo facciano le forze dell’ordine. Attendiamo l’udienza del processo a Qasib, che è stata rinviata a novembre».

Il caso, l’esclusiva / Su Instagram riappare
il rapitore (latitante) di Rosa Di Domenico

Ha paura del fatto che sua figlia, potrebbe nasconderle qualcosa?
«Sia io che mio marito, proviamo apprensione come la provano tutti i genitori che amano i propri figli. Ripeto, all’apparenza credo che Rosa stia bene, e una persona che sta bene non ha bisogno di nascondere nulla. Ma, comunque, dopo quello che ci è capitato, bisogna stare sempre attenti. E cerchiamo di stare attenti anche a eventuali minimi segnali».

Suo marito è lì, accanto a lei?
«No, è al lavoro, tornerà tra un po’. Anche lui, come tutti noi, ha ricominciato a vivere la normalità e la quotidianità della famiglia. Sono stati nove mesi durissimi, anche dal punto di vista economico; per cercare Rosa, in quel periodo, mio marito ha potuto lavorare molto poco. Ringrazio tutti coloro che ci hanno dato una mano».