Anche la trasmissione "Chi l'ha visto?" si occupò della scomparsa di Romina

di Giancarlo Tommasone

Un delitto che è destinato a restare senza una soluzione, senza un colpevole, senza un movente. E’ quello di Romina Del Gaudio. Il procedimento è stato archiviato nel settembre del 2017, su disposizione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Dopo quasi 14 anni dalla scomparsa della 19enne promoter della Wind (vista viva per l’ultima volta il 4 giugno del 2004), i cui resti sono stati rinvenuti (più di un mese dopo, il 21 luglio) nel boschetto della Reggia di Carditello sul territorio comunale di San Tammaro, in provincia di Caserta. Una strada per riaprire le indagini c’è, ma al momento l’unico che potrebbe dare il via libera all’avvocato Giorgio Pace per chiedere alla Procura di riattivare gli investigatori è il padre della ragazza, Gennaro Del Gaudio.

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Nessun colpevole per l’atroce morte della giovane di Via Camaldolilli

Quest’ultimo è il solo che può dare il permesso, perché la madre di Romina, Grazia Gallo, è morta nel 2014. C’è soltanto un elemento ostativo: l’uomo è scomparso nel nulla. All’ultimo domicilio fornito non risulta reperibile, ha cambiato anche il numero di utenza telefonica. «Due mesi fa, su sollecitazione dell’avvocato Giorgio Pace (che assiste la famiglia della diciannovenne, ndr) abbiamo provato a contattarlo – afferma lo zio di Romina, Ciro Gallo – Abbiamo parlato con la sorella di mio cognato, che ci ha detto che il fratello ha cambiato indirizzo e numero di telefono e che nemmeno lei sa dove si trovi».

Il boschetto dove furono ritrovati i resti della giovane

«Il padre di Romina – sottolinea l’avvocato Pace – è il solo che può darci mandato per chiedere di riaprire il procedimento. So che lavorava in Germania, ma finora le ricerche, effettuate anche dallo zio della ragazza, Ciro Gallo, non hanno prodotto risultati». L’uomo è sparito nel nulla, un mistero nel mistero; la sua irreperibilità, a questo punto, rischia di mettere una pietra tombale sul caso della ragazza di Via Camaldolilli, zona collinare di Napoli. «Mio cognato non è stato mai presente nella vita della giovane – dichiara ancora Ciro Gallo – E’ venuto solo per i funerali di Romina. Mia nipote stava spesso a casa mia, sua cugina (la figlia di Ciro Gallo, ndr) era per lei una sorella e Romina la consideravo un’altra figlia».

La mamma di Romina, Grazia Gallo

Il caso dell’omicidio della 19enne, dunque, rischia di non avere mai una soluzione. La giovane scese di casa il 4 giugno del 2004. Promoter della Wind, doveva recarsi a lavorare a Giugliano, poi, dopo essersi vista con i colleghi si decise di cambiare destinazione: Aversa. L’ultimo a vedere Romina viva, dalla ricostruzione degli inquirenti su riscontri oggettivi, sarebbe stato, intorno alle 12 di quel 4 giugno, il titolare di un negozio di Via Roma nella città in provincia di Caserta. La giovane vi si era recata per proporre un contratto telefonico. Poi, il buio. Fino a più di un mese dopo, il 21 luglio, quando una luce terribile illumina la tragedia; la telefonata di un agricoltore formulata al 112 avvisa i carabinieri.

La tomba di Romina Del Gaudio

C’è un mucchio di ossa. I resti umani di cui hanno fatto scempio animali selvatici, vengono ritrovati, insieme ad indumenti, nel boschetto della Reggia di Carditello. Esami del Dna attribuiranno quei resti e gli indumenti alla 19enne Romina Del Gaudio. C’è di più, dalle analisi si rileva che la ragazza sia stata prima violentata, poi raggiunta da una coltellata alle spalle e finita con due proiettili, uno alla testa e l’altro alla gola, esplosi da un calibro 22. Gli inquirenti già dall’inizio si trovano davanti a un labirinto. La prima pista battuta è quella che porta in Germania. Il padre della ragazza, che ha di fatto lasciato la famiglia quando Romina aveva 4 anni, proprio nel Paese teutonico dove si è trasferito, ha testimoniato in un processo. Si ipotizza il rapimento della 19enne; chi avrebbe agito, lo avrebbe fatto per far ritrattare il genitore.

L’avvocato della famiglia Del Gaudio, Giorgio Pace

La pista tedesca, però, porta a nulla e viene abbandonata poco dopo. Entrano in campo, poi, altre persone. Tra queste, Riccardo Di Grazia (un ex affiliato ai Casalesi) e Vincenzo D’Aniello (altro personaggio considerato vicino al clan casertano). Entrambi, con le loro dichiarazioni tirano in ballo Ferdinando Schiavo. Anche questa pista arriverà a niente. A settembre del 2017 si decide di archiviare. Nel dispositivo che porta in calce la firma del magistrato Gabriella Casella, si spiega che non ci sono riscontri alle dichiarazioni.

 

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