La famiglia si oppone all’archiviazione e chiede nuove analisi, compresa la riesumazione. Nel fascicolo compare anche un cittadino francese.
C’è un profilo genetico sul giubbino di Romina Del Gaudio e c’è un nome arrivato dalla Francia. Due tracce che, a oltre vent’anni dall’omicidio della giovane promoter scomparsa ad Aversa e ritrovata morta nel bosco della Reggia di Carditello, spingono la famiglia a chiedere che l’inchiesta non venga chiusa. A scriverne è Leandro Del Gaudio sul quotidiano “Il Mattino”.
La Procura ha chiesto l’archiviazione. I familiari si oppongono e chiedono di tornare a cercare, sfruttando anche tecniche che all’epoca del delitto non erano disponibili.
Sul giubbino c’è un profilo genetico ancora da spiegare
Il primo punto riguarda l’indumento di Romina. Da alcune tracce biologiche è stato ricavato un profilo genetico.
Al momento non c’è un riscontro che permetta di dire con certezza che quel Dna appartenga all’assassino. Ed è proprio qui che si concentra la richiesta degli avvocati: approfondire prima di chiudere il fascicolo.
La genetica forense, del resto, può cambiare il corso di indagini molto vecchie. Stylo24 ha seguito lo stesso dibattito anche nelle nuove indagini sul delitto di Garlasco.
La pista francese nasce dalla cooperazione internazionale
Gli accertamenti svolti con le autorità francesi hanno portato all’individuazione di un cittadino transalpino.
Il collegamento genetico viene descritto come debole, quindi non sufficiente per arrivare a un’accusa. Ma la famiglia vuole capire se quell’uomo sia mai stato in Italia, magari per ragioni di lavoro e senza pernottare in alberghi o altre strutture ricettive.
È una verifica precisa: potrebbe dare peso alla pista oppure chiuderla definitivamente.
Un secondo giubbotto attende ancora risposte
A pochi metri dal corpo di Romina era stato trovato anche un giubbotto maschile Tommy Hilfiger, taglia L.
Secondo i legali, quel capo merita nuovi esami. Potrebbe non avere nulla a che vedere con il delitto oppure potrebbe appartenere a qualcuno coinvolto. Solo gli accertamenti possono sciogliere il dubbio.
Da qui nasce anche la richiesta più delicata: riesumare la salma e cercare eventuali tracce rimaste nelle ossa del cavo orale o nei capelli.
Il procedimento è davanti al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere.
La scena del ritrovamento non ha mai smesso di fare domande
Romina lavorava come promoter ad Aversa quando scomparve. L’ultima volta fu vista nei pressi di una macelleria.
Il corpo venne ritrovato molte settimane dopo nel bosco della Reggia di Carditello.
La ragazza era stata ferita con una coltellata e raggiunta da due colpi di pistola alla testa. Il cadavere poggiava sui jeans, che non risultavano intrisi di sangue.
Proprio questo dettaglio alimenta l’ipotesi che l’omicidio sia avvenuto altrove e che il corpo sia stato portato nel bosco in un secondo momento.
Le parole di Cellurale aprono un’altra strada investigativa
Nel fascicolo ci sono anche le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Giovanni Cellurale.
Cellurale ha indicato un soggetto della camorra casertana che avrebbe posseduto un’arma dello stesso calibro di quella usata per uccidere Romina. Il Dna di quell’uomo, però, non coincide con il profilo estratto dal giubbino.
Per gli avvocati l’accertamento non chiude automaticamente quella pista. Chiedono infatti di verificare anche la cerchia di persone che frequentava quell’uomo.
«Sapevamo che quel gruppo questo andava facendo (molestare le ragazze) anche perché godevano della copertura della camorra e del silenzio omertoso del paese», ha dichiarato il collaboratore.
A rafforzare la richiesta di nuovi approfondimenti c’è anche un altro episodio avvenuto nella stessa area: il tentativo di aggressione a Virginia Fiore, che secondo la difesa presenta aspetti da confrontare con la scomparsa di Romina.
Per la famiglia tutto questo basta a chiedere che il fascicolo resti aperto. Stylo24 ha raccontato, in un altro caso, un omicidio di camorra ricostruito dopo quasi un quarto di secolo, a conferma di quanto il tempo non renda necessariamente impossibile trovare nuove prove.
Per gli aspetti generali della cooperazione investigativa internazionale resta inoltre il riferimento della Polizia di Stato. Qui, però, la domanda resta ancora la stessa di allora: chi ha ucciso Romina e perché?

















