L'imprenditore Alfredo Romeo
L'imprenditore Alfredo Romeo

Alfredo Romeo lascia i domiciliari. Dopo due mesi agli arresti casalinghi e cento giorni nel carcere di «Regina Coeli», l’immobiliarista indagato per corruzione nell’inchiesta Consip vince davanti al Tribunale del riesame di Roma il round più importante, quello per la libertà personale.
Il 19 ottobre inizierà il processo sulla presunta mazzetta da 100mila euro pagata a Marco Gasparri, dirigente della Centrale unica d’acquisto, ma l’ordinanza di ieri ha tutti i presupposti per demolire dalle fondamenta la ricostruzione accusatoria che Piazzale Clodio ha ereditato dalla Procura di Napoli (pm Woodcock, indagato per fuga di notizie insieme alla compagna Federica Sciarelli). Una ricostruzione basata quasi esclusivamente sulle intercettazioni effettuate dal Noe (capitano Gianpaolo Scafarto, indagato per falso per la manomissione dell’informativa su Tiziano Renzi) tramite il virus Trojan, sulla cui utilizzabilità la Corte di Cassazione aveva nelle scorse settimane avanzato diverse e articolate perplessità.

«È opportuno ribadire che l’avv. Romeo, la sua famiglia e i suoi dipendenti sono stati sottoposti ad un’indagine della Procura di Napoli, senza precedenti, durata 4 anni, con metodi riservati ai più pericolosi criminali e terroristi – hanno commentato gli avvocati Alfredo Sorge e Francesco Carotenuto – senza che sin dalla genesi dell’indagine ci fosse il benché minimo indizio di reati per cui quegli strumenti potessero essere usati, ed anzi piegando il codice di procedura penale ai propri desiderata».

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Il riferimento è all’accusa di concorso esterno contestata a Romeo per supposti rapporti col clan Lo Russo per la spartizione degli affari nell’ospedale Cardarelli dove l’imprenditore aveva vinto l’appalto per le pulizie.

«Basti ricordare – hanno sottolineato i legali – che Romeo e la sua famiglia sono stati intercettati, addirittura durante un viaggio di piacere, su un aereo di linea Alitalia diretto all’estero, fatto senza precedenti tenuto conto delle ipotesi di reato che a monte erano ipotizzabili». Romeo è stato ascoltato – e con lui il suo collaboratore, l’ex deputato di An Italo Bocchino – per centinaia e centinaia di ore in ambientale grazie agli smartphone trasformati in discreti e insospettabili microfoni.

La sede della Consip a Roma
La sede della Consip a Roma

Appena qualche giorno fa, il Tribunale di Roma aveva già «liberato» l’azienda Romeo Gestioni dall’interdizione comminata dallo stesso gip che aveva disposto l’arresto dell’imprenditore di fatto riconoscendo, secondo i legali, «la solidità e la trasparenza delle società del gruppo Romeo, additate per mesi, in modo diffamatorio, come facenti parte di un “famigerato sistema”, che la stessa Cassazione ha definito come inesistente e frutto di una fantasiosa ipotesi investigativa mai riscontrata nei fatti».
I giudici del Riesame si sono inoltre soffermati sulla «genuinità» di alcune fonti di prova, raccolte dal Noe di Scafarto, come i famosi «pizzini» recuperati miracolosamente dai carabinieri nella spazzatura degli uffici di Romeo di notte, senza alcuna autorizzazione del giudice e riassemblati in solitaria negli uffici dell’Arma tra Roma e Napoli. Lontani dalle garanzie che il codice di procedura penale riconosce agli indagati e ai loro difensori. Brandelli di carta che, secondo gli investigatori, dimostrerebbero il collegamento tra l’imprenditore partenopeo e il babbo dell’ex premier (indicato con una T.) per accaparrarsi il maxi-appalto da tre miliardi di euro Fm4. Un «teorema privo di qualunque fondamento logico e giuridico» hanno lapidariamente commentato gli avvocati Sorge e Carotenuto.

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