La polizia di Stato ha tratto in arresto un 51enne, palermitano, disoccupato, ritenuto responsabile dell’Esplosione della pen-drive che, nell’ottobre 2018, feri’ gravemente negli uffici della procura della Repubblica di Trapani un ispettore superiore della polizia. L’operazione “Unabomber Pantelleria”, condotta dalla Squadra mobile di Trapani, insieme alla Sezione di Polizia giudiziaria della procura della Repubblica, ha permesso di raccogliere gravi indizi di colpevolezza a carico dell’uomo e di far luce anche sull’esplosione, avvenuta a Palermo nel luglio 2016, di un’altra pen-drive, che feri’ gravemente un venticinquenne.

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“Un esperto nella realizzazione di ordigni”. Cosi’ viene definito Roberto Sparacio, ingegnere originario della Campania, ma da anni con interessi nell’isola di Pantelleria, arrestato con l’accusa di aver confezionato la pen drive esplosa lo scorso ottobre negli uffici della Procura di Trapani. Il provvedimento e’ stato disposto dal gip Caterina Brignone su richiesta della Procura e del pm Antonio D’Antona. Quando gli agenti della Squadra mobile di Trapani hanno perquisito la sua abitazione a Pantelleria hanno ritrovato un piccolo laboratorio equipaggiato per la realizzazione di ordigni oltre a una collezione di video pedopornografici. Gli investigatori sono giunti all’uomo dopo che le analisi della Scientifica appurarono la presenza di polvere pirica all’interno della pen drive poi esplosa tra le mani dell’ispettore di pg, tuttora in convalescenza.

‘Unabomber’ per vendetta, disposto a tutto, anche ad assoldare un killer, per difendere il patrimonio di famiglia minacciato dai creditori. Questo lo scenario ricostruito dalla polizia di Stato che ha tratto in arresto Roberto Sparacio, 51 anni, palermitano, ingegnere informatico disoccupato, esperto nella realizzazione di ordigni e ritenuto responsabile dell’Esplosione della pen drive che l’8 ottobre 2018, negli uffici della procura della Repubblica di Trapani, ha ferito gravemente l’ispettore superiore della polizia di Stato Gian Camillo Aceto. Sparacio e’ stato tratto in arresto in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Trapani su richiesta del pubblico ministero, per minacce aggravate, lesioni gravissime, tentata estorsione, fabbricazione, commercio e detenzione di materiale esplosivo e di addestramento a preparare esplosivi. L’operazione, denominata “Unabomber Pantelleria”, condotta dalla Squadra mobile di Trapani, insieme alla Sezione di Polizia giudiziaria della procura, ha permesso di raccogliere gravi indizi di colpevolezza a carico dell’uomo e di far luce anche sull’Esplosione, avvenuta a Palermo nel luglio 2016, di un’altra pen drive, che ha ferito gravemente un venticinquenne. Allora le indagini furono archiviate. Come affermato dallo stesso gip, l’attivita’ investigativa ha dimostrato la pericolosita’, la spregiudicatezza e le elevate capacita’ dell’arrestato di fabbricare esplosivi e di utilizzare sostanze chimiche ed esplodenti per preparare trappole micidiali. Nell’abitazione dell’uomo, a Pantelleria, vi era un vero e’ proprio laboratorio per la preparazione di congegni esplosivi e per miscelare sostanze chimiche molto pericolose.

 

Il movente delle azioni criminali e’ stato individuato nella volonta’ dell’uomo di contrastare, con ogni mezzo, una serie di creditori, che si stavano rivalendo, in sede civile, sul patrimonio ereditario della sua famiglia. Sparacio, viene spiegato, “era disposto a tutto pur si salvaguardare le proprieta’ familiari, persino all’eliminazione fisica di uno dei creditori attraverso un killer da assoldare nel deep web”. Nell’estate del 2016, a Palermo, aveva anche preso a pugni uno dei suoi difensori, responsabile, secondo lui, di non aver agito al meglio per evitare la vendita all’asta di un suo appartamento. Le elevate capacita’ dell’arrestato di fabbricare esplosivi sono emerse anche dall’attivita’ di un agente sottocopertura del Servizio centrale operativo della polizia di Stato, al quale l’indagato ha venduto copia di alcuni manuali di esplosivistica e di chimica di laboratorio nonche’ diverse sostanze precursori di esplosivi. L’arrestato dovra’ rispondere anche del reato di detenzione di materiale pedopornografico, rinvenuto dagli investigatori su suo pc.

“L’Esplosione della pen drive rientra in una strategia per scoraggiare dei creditori”, ha confermato il capo della Squadra mobile di Trapani, Fabrizio Mustaro. Nel corso dell’inchiesta sono emersi altri due episodi che, seppur denunciati, erano stati archiviati dall’autorita’ giudiziaria “ma adesso potrebbero essere riaperti”, sottolineano gli investigatori. L’uomo e’ stato arrestato a Palermo mentre si trovava nella casa della madre. Nel corso dell’inchiesta sono emersi “il movente da noi ricostruito che ha delineato il tentativo di intimidire chiunque volesse aggredire il patrimonio della sua famiglia – ha detto Mustaro – tra cui uno dei clienti dell’avvocato a cui era diretta la pen drive esplosa nelle mani dell’ispettore Aceto”. “L’indagine e’ stata svolta in tempi brevi – dice il questore Claudio Sanfilippo – ovviamente avevamo un interesse emotivo e la voglia di trovare l’artefice di questo gesto subito da un nostro ispettore che ha riportato un danno permanente alla mano”. “Non escludeva di reclutare un killer nel deep web per punire i suoi creditori”, ha confermato Mustaro, e “nel corso di un’intercettazione, parlando sostanzialmente tra se’ e se’, raccontava l’episodio dicendo che forse la cosa gli era sfuggita di mano”. In un’altra conversazione invece “non escludeva di reclutare un killer per punire e far fuori uno dei suoi creditori, che poi e’ l’uomo che difendeva l’avvocato destinatario della pen drive”.

Nel corso dell’indagine e’ emerso un episodio accaduto a Pantelleria nel 2014 e denunciato da due operai che stavano svolgendo dei lavori per conto della famiglia Sparacio. “Entrando in uno dei caterpillar trovarono il sedile impregnato di una sostanza radioattiva: e abbiamo verificato che i due operai, alcuni giorni prima, avevano chiesto il pagamento di alcuni stipendi arretrati”. In seguito alla denuncia la procura di Marsala apri’ un indagine che poi venne archiviata. “Nell’indagine anche un agente infiltrato dello Sco”, ha detto ancora il capo della Mobile di Trapani raccontando i dettagli sull’arresto di Sparacio che tuttora “ha in attivo una collaborazione con l’Universita’ di Palermo, senza alcun contratto, ma con la piena fiducia di uno dei docenti che non era a conoscenza dei suoi precedenti”. Attraverso il monitoraggio dei profili social “ci siamo resi conto che aveva pubblicato un inserzione su un portale di annunci per la vendita di due manuali tecnici, in lingua inglese, su esplosivistica e tecniche di realizzazione ordigni”. L’agente dello Sco ha quindi intrapreso una trattativa con l’uomo acquistando il materiale per un totale di 250 euro. “I manuali erano corredati da materiali utili a realizzare ordigni che poi abbiamo comparato con gli oggetti sequestrati nel suo ufficio”.