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di Giancarlo Tommasone

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Innocente, vittima di un errore giudiziario che gli ha letteralmente rovinato la vita. Perché, prima di essere arrestato, scambiato per un altro (un fantomatico «maniaco»), di finire in carcere e ai domiciliari (219 giorni in totale di custodia cautelare) con l’accusa pesantissima di violenza sessuale, per poi andare assolto ed essere dichiarato assolutamente estraneo ai fatti contestati, il giornalista Roberto Ruju, aveva un’esistenza normale, un lavoro: ha perso entrambe le cose. Oggi è tutto completamente stravolto.

Ventidue i giorni
che ha dovuto passare
in carcere, 197 quelli ai domiciliari,
un periodo di più di sette mesi,
per il quale
la vittima non è stata risarcita

Anzi, nei mesi scorsi, l’VIII Sezione della Corte d’Appello, quella competente per le riparazioni per ingiusta detenzione, ha rigettato la richiesta di risarcimento. Secondo i giudici, Ruju, dandosi precipitosamente alla fuga, così come era riportato negli atti della polizia che lo aveva fermato in Piazza Garibaldi, aveva ingenerato il sospetto. La circostanza aveva quindi creato il presupposto indiziario per il suo fermo.

L’avvocato Maurizio Lojacono

L’avvocato Maurizio Lojacono, che assiste Ruju e che lo ha fatto assolvere in primo grado, ha presentato ricorso in Cassazione e ha smontato la succitata tesi. L’ha smontata attraverso una duplice azione: ha fatto presente che il suo cliente è stato assolto; inoltre ha portato a supporto della sua argomentazione per la riparazione per ingiusta detenzione, una circostanza che la Corte d’Appello non aveva per niente considerato.

Quella relativa al fatto
che in dibattimento, vale a dire
durante il processo, i poliziotti
della Volante che avevano fermato Ruju, hanno smentito quello che in prima istanza avevano scritto nel verbale di fermo

In particolare, un agente, a esplicita domanda dell’avvocato Lojacono, ha dichiarato che quando hanno fermato Ruju, quest’ultimo ha consegnato i documenti, non ha opposto resistenza, è stato in tutto e per tutto collaborativo.

Addirittura, quando i poliziotti lo hanno invitato a seguirli in Questura, Ruju ha avuto sempre un atteggiamento di palese collaborazione

Dunque, con la deposizione del poliziotto, che ha smentito, tra l’altro, un atto suo – poiché ad esporre detta deposizione è stato lo stesso agente che aveva sottoscritto il verbale di fermo -, l’avvocato Lojacono è riuscito a ottenere dalla Cassazione il rinvio a una diversa sezione della Corte d’Appello per la quantificazione dell’eventuale riparazione. Va da sé, che quanto accaduto rappresenta una «forzatura» della polizia, che nel verbale di fermo, ha scritto una cosa che si è poi rivelata non aderente alla realtà, nel corso del dibattimento. E tutto ciò, alla luce della sentenza della Corte d’Appello, rischiava di negare la riparazione per un arresto ingiusto. Quello di Roberto Ruju.

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