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di Giancarlo Tommasone

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Gli appostamenti per localizzare Vincenzo Casillo a Roma e finalizzati ad ucciderlo, si fanno sempre più frequenti. Il gruppo direttivo del clan guidato da Carmine Alfieri si sposta così nella Capitale. Le operazioni sono coordinate da Pasquale Galasso.

«Si trattò di mesi di vere e proprie indagini», dichiara l’ex padrino, Carmine Alfieri, passato a collaborare con la giustizia.

La deposizione è quella che Alfieri rende al magistrato, nel corso dell’udienza romana del 21 febbraio 2006 che si tiene nell’ambito del processo per l’omicidio Calvi.
L’organizzazione di Alfieri era stata informata della presenza di Casillo nella Capitale da Giuseppe «Pino» Cillari, siamo nei primi mesi del 1982.

«Gli appostamenti erano partiti tra marzo e aprile e si protrassero per un paio di mesi. A un certo punto – dichiara Alfieri – interrompemmo l’attività per una quindicina di giorni. Lo facemmo perché Galasso, informato da Cillari, mi disse che Casillo si era recato a Londra. Se non ricordo male, eravamo nel periodo maggio-giugno del 1982».
«Nel momento in cui Casillo rientrò a Roma da Londra, Galasso fu nuovamente avvisato da Cillari, che gli disse pure che Casillo era andato a Londra per uccidere Roberto Calvi», continua l’ex padrino. Ma quando, con precisione, Galasso viene «notiziato» circa quest’ultima circostanza? Prima o dopo la scoperta del cadavere del «banchiere di Dio» sotto il ponte dei Frati Neri?
«Dopo che comunque la notizia del suicidio, come si disse allora, era già diventata di dominio pubblico, essendo stata riportata dalla stampa», precisa Alfieri. Dove, quando e in quante occasioni, l’ex padrino di Saviano incontrò Cillari?
«Ricordo che in una occasione, in un periodo in cui facevamo appostamenti, ma non giungevamo a risultati utili per l’attentato da compiere contro Casillo, mi recai a Roma e incontrai Cillari. La riunione si svolse presso un suo cantiere edile a Formello (in provincia di Roma). Ma Cillari lo incontrai anche dopo la morte di Casillo (che avvenne a gennaio del 1983). Addirittura quando fu arrestato nel 1984, per associazione con la Nco, fu la mia organizzazione a farsi carico economicamente del suo sostentamento in carcere e di quello della propria compagna (Matilde Ciarlante, ndr)».

Cillari, salernitano, comincia a lavorare come antiquario,
è così che lo chiamano nell’ambiente.

Poi si trasferisce a Roma e inizia la sua carriera di imprenditore edile. Fa tanti soldi; i rapporti con la camorra di Cutolo lo portano in carcere, quelli con i Servizi, a trovarsi al centro degli intrecci di alcuni misteri d’Italia. Accusato da Alfieri e Galasso che lo coinvolgono proprio nell’uccisione di Casillo, anche Cillari passerà poi a collaborare con la giustizia.

(II – Continua)

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