Paolo Di Lauro, Salvatore Lo Russo e Raffaele Amato (boss degli Scissionisti)

Il ruolo di mediatore dell’ex capo dei capitoni durante la faida

di Giancarlo Tommasone

Mentre si combatte la faida di Scampia e Secondigliano, tra il clan Di Lauro e la fazione degli Scissionisti, si cerca di badare anche agli affari. Per questo motivo sono necessari dei summit di camorra, a cui partecipano gli «ambasciatori» dei gruppi in lizza. Si tratta di riunioni, durante le quali decidere della spartizione delle piazze di spaccio, e della ridistribuzione resasi necessaria dopo l’avvio delle ostilità.

Secondo quanto racconta il collaboratore di giustizia Antonio Prestieri, gli incontri si svolgevano in alcuni miniappartamenti che l’allora boss dei capitoni di Miano, Salvatore Lo Russo (poi passato a collaborare con lo Stato), aveva fatto realizzare in sottoscala di un complesso di Via Janfolla (complesso «gemello», dal punto di vista della struttura, ai cosiddetti Sette Palazzi di Scampia). «Voglio precisare che questo “mutamento” delle piazze a seguito della faida, è stato deciso dai vertici delle due organizzazioni, ovvero i Di Lauro e gli Scissionisti, in numerosi incontri gestiti da Totore “capitone” (Salvatore Lo Russo, ndr), incontri ai quali anche io ho partecipato», fa mettere a verbale Prestieri, a maggio del 2008.

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Il pentito racconta che «a questi incontri, per gli Scissionisti erano presenti Vincenzo Notturno, Salvatore Cipolletta, in qualche occasione anche Pasquale ’o palluso, nipote di Raffaele Abbinante, Elio Amato, e certe volte, anche Mimì Pagano. Per i Di Lauro, veniva tale Vincenzo, persona anziana fiduciario di Paolo Di Lauro, che se non ricordo male, era da noi chiamato “Vincenzo Mele”». Il collaboratore di giustizia sottolinea pure che «in qualche occasione, a quanto mi risulta, è andato anche Nunzio Di Lauro, anche se io non ero presente agli incontri. In una occasione ho incontrato anche Pasquale Malavita». Molto prolungato il periodo della «trattativa». «Dopo circa otto mesi di riunioni – specifica il pentito –, quando la situazione era calma, venne scarcerato tale Ugariello ed iniziò lui ad avere i rapporti, per conto dei Di Lauro, con Totore “capitone”, subentrando di fatto  a Vincenzo, che iniziò a defilarsi».

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Questi summit, racconta ancora Antonio Prestieri, «avvenivano a Miano, in Via Janfolla, in una struttura di palazzi identica a quella dei “Sette Palazzi” di Scampia. Nei sottoscala di detti palazzi i Lo Russo hanno costruito dei miniappartamenti e vicino ad uno di questi miniappartamenti, ricordo, vi era un circolo ricreativo dove i Lo Russo andavano a giocare a carte».

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Stando alla deposizione del collaboratore di giustizia, «tali incontri erano diretti sempre da Totore Lo Russo, che sedeva a capotavola, qualche volta affiancato da tale “muss’ e scigna” (muso di scimmia, ndr), affiliato e parente di Lo Russo; il soggetto in questione, poi venne arrestato, se non sbaglio per una rapina, e pertanto non venne più. Durante queste riunioni io ero ancora affiliato ai Di Lauro e ricordo che le stesse avvenivano in un clima di estrema tensione e Salvatore Lo Russo, spesso, è dovuto intervenire per calmare gli animi, durante accese discussioni».