di Giancarlo Tommasone

Non bisogna dimenticare un particolare su tutti: tra le tre Procure che indagano sul caso di Rosa Di Domenico c’è quella dell’Antiterrorismo di Napoli. La pista dell’Isis non solo non è stata mai abbandonata, ma risulta essere tra le prime battute dagli inquirenti. La circostanza che la 15enne di Sant’Antimo sia stata ritrovata in Turchia (è in buone condizioni di salute ed è stata imbarcata su un volo per l’Italia, ndr), deve far riflettere.

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Ali Qasib, 28enne pakistano

Il Paese rappresenta infatti il ponte verso il Medio Oriente; quella turca è una nazione dove i controlli sono considerati più labili ed è stata registrata la presenza di molti foreign fighters (volontari stranieri) che proprio da lì sono riusciti a recarsi a Raqqa, Mosul, Damasco, che hanno rappresentato i fronti più caldi della guerra dichiarata dai combattenti islamici. Proprio in virtù di quest’altro particolare non è secondario l’elemento rappresentato dal fatto che per la ricerca di Rosa e la parallela caccia ad Alì Qasib sia stata prevista anche la discesa in campo dei servizi segreti pakistani.

La giovane di Sant’Antimo si era allontanata da casa nove mesi fa. La caccia al suo presunto rapitore è stata effettuata attraverso tre Paesi europei (a parte l’Italia): Francia, Germania e Turchia. Alla fine dello scorso ottobre, su territorio francese al confine con la Germania, viene scoperto il cadavere carbonizzato di una donna dell’altezza di un metro e mezzo. La statura è compatibile con quella di Rosa, ma dai risultati delle analisi del Dna effettuate sui resti bruciati, la Direzione generale della polizia criminale di Versailles (lo scorso dicembre) ha escluso in maniera categorica che si potesse trattare del corpo della ragazza di Sant’Antimo.

La caccia si sposta in Germania, dove a metà autunno la presenza di Qasib viene segnalata a Bielefeld. Il 28enne pakistano in seguito, a causa di un ‘manovra azzardata‘, avrebbe dovuto lasciare (portando con sé Rosa) anche la città della Renania Settentrionale.
Tra le ipotesi al vaglio degli inquirenti, la circostanza che proprio a Bielefeld, Qasib si sarebbe recato presso un posto di polizia per richiedere il permesso di soggiorno. Probabilmente – si ipotizza –  avrebbe anche fornito false generalità; per attestare l’identità di chi fa richiesta del permesso di soggiorno, c’è però bisogno delle impronte digitali.
Non potendole fornire, e temendo che la sua copertura potesse essere saltata, il pakistano avrebbe preferito, infine, di cambiare aria. Di lì – lo ribadiamo, siamo nel novero delle ipotesi – avrebbe poi raggiunto la Turchia insieme alla 15enne di Sant’Antimo. Proprio in Turchia è stata ritrovata Rosa.