Il Comune di Napoli - stylo24
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«Per l’ampiezza dei livelli di responsabilità attribuiti e dei relativi carichi di lavoro, anche in considerazione della particolare rilevanza strategica per l’ente delle attività e delle funzioni eserciate, che richiedono l’adozione di immediati interventi finalizzati a garantire un diverso assetto organizzativo, appare necessario procedere alla revoca dei predetti incarichi conferiti».

Queste le parole del decreto a firma del sindaco de Magistris con il quale si dà il benservito a Rosaria Rossi. Dirigente responsabile del servizio gestione Iuc (Tari, Tares/Tarsu) e del servizio gestione sanzioni amministrative (verbali dei vigili, per intenderci, ndr).

ROSARIA ROSSI ERA STATA ASSUNTA
A TEMPO DETERMINATO DAL COMUNE
NELL’INFORNATA POST NATALIZIA

La motivazione contenuta nel provvedimento è stata edulcorata dagli uffici, pittata di burocratese, per evitare l’impallinamento della dirigente, che è stata contestualmente spostata al servizio Mercati. La Rossi è stata assunta a tempo determinato nell’infornata post-natalizia, il 30 dicembre, ma di fatto è tra i riconfermati della vecchia consiliatura.

QUAL E’ IL VERO MOTIVO
DEL BENSERVITO DATO
ALLA ROSSI DAL COMUNE?

Ma qual è la motivazione con la quale l’Amministrazione ha giustificato il benservito alla Rossi? Da quanto trapela da Palazzo San Giacomo, la dirigente sarebbe stata colpevole di non essere intervenuta in maniera «celere» sul software multe di piazza Dante. Che qualche settimana fa aveva subito un blackout.

Ma soprattutto perché i risultati relativi alle riscossioni sulla tassa dei rifiuti e dei verbali continuano ad essere scadenti. Alla fine un’inefficienza dovuta anche al numero esiguo del personale degli uffici il Comune lo ha fatto pagare ad una sola persona. Sacrificata sull’altare del Municipio.

Sicuri che ora la riscossione dei verbali (sono circa dieci anni che Palazzo San Giacomo riesce a recuperare le somme di due verbali su dieci) e quella della tassa sui rifiuti subirà un cambio di tendenza storico (sic!). Ai posteri l’ardua sentenza.