La relazione annuale del Dis evidenzia le minacce ibride di Russia e Iran e l’impatto delle nuove tecnologie sulla sicurezza.
L’intelligence italiana ha delineato un quadro geopolitico complesso e in rapida evoluzione durante la presentazione della relazione annuale sulla politica dell’informazione. Secondo il documento, cresce sensibilmente il rischio terrorismo in Italia a causa delle tensioni in Medio Oriente e della propaganda jihadista. Il direttore del Dis, Vittorio Rizzi, insieme al sottosegretario Alfredo Mantovano, ha illustrato come la tecnologia sia diventata il fulcro delle nuove minacce ibride. Infatti, il rapporto di oltre centosettanta pagine analizza scenari che spaziano dalla radicalizzazione online dei minori ai flussi migratori gestiti tramite intelligenza artificiale.
L’escalation in Medio Oriente e il rischio terrorismo in Italia
Le recenti tensioni riguardanti Teheran hanno proiettato ombre inquietanti sulla sicurezza europea e nazionale. La relazione evidenzia come le proteste e i conflitti nell’area iraniana alimentino il timore di un’escalation con impatti diretti sulla minaccia terroristica. In particolare, si teme che la propaganda possa strumentalizzare la situazione invocando una “jihad globale” contro obiettivi occidentali. Per questo motivo, l’attenzione resta massima su potenziali target israeliani o statunitensi presenti sul nostro territorio. “Ci sono gli strumenti per considerare la minaccia con attenzione”, ha assicurato Mantovano, confermando che il rischio terrorismo in Italia è monitorato costantemente dalle agenzie Aisi e Aise.
La Russia come principale minaccia europea nel 2026
Nonostante l’instabilità nel Golfo, il fronte orientale rimane la preoccupazione primaria per la stabilità del continente. Nel 2026, la Federazione Russa rappresenterà la sfida principale per la sicurezza europea, specialmente in assenza di un accordo di pace in Ucraina. La minaccia non è solo militare, ma si manifesta attraverso attacchi non convenzionali e operazioni di disinformazione. Lorenzo Guerini, presidente del Copasir, ha rimarcato che Cina e Russia utilizzano strumenti ibridi per minare la fiducia nelle istituzioni democratiche. Quindi, serve una politica molto più assertiva per contrastare i deepfake e il sabotaggio digitale che colpiscono i capisaldi delle nostre società.
Radicalizzazione giovanile e comunità digitali
Un dato allarmante emerso dalla relazione riguarda il coinvolgimento dei minori in attività violente o eversive. Tra il 2023 e il 2025, si è registrato un aumento del 285% delle operazioni di polizia giudiziaria che coinvolgono giovanissimi. In molti casi, la radicalizzazione non nasce da una solida base ideologica, ma da una fascinazione per la violenza alimentata all’interno di specifici contesti ludici online. Queste comunità digitali utilizzano graduatorie e dinamiche di gioco per reclutare nuovi adepti. Di conseguenza, l’intelligence sta sviluppando nuove metodologie per intercettare precocemente questi segnali di disagio e pericolo nelle piattaforme di gaming e nei social media.
IA e analisi previsionale dei flussi migratori
Per la prima volta, l’intelligence italiana ha integrato nella propria relazione cinque esercizi di analisi previsionale condotti tramite tecnologie IA. Questi strumenti permettono di simulare scenari di conflitto tra Russia e Nato, fornendo dati preziosi per la difesa nazionale. Inoltre, le proiezioni IA vengono utilizzate per monitorare i flussi migratori futuri, analizzando variabili economiche e sociali globali. La tecnologia, come spiegato da Vittorio Rizzi, rappresenta sia un’opportunità strategica che una vulnerabilità critica per la democrazia. Tuttavia, governare questo cambiamento è essenziale per proteggere i beni immateriali dello Stato e garantire la sovranità digitale.
La riorganizzazione degli apparati verso la Soft Intelligence
Il mutamento della minaccia richiede un’evoluzione strutturale delle agenzie di sicurezza. L’obiettivo dichiarato è la costruzione di una “soft intelligence” capace di analizzare l’enorme mole di dati disponibili in rete. Questo approccio punta a filtrare le informazioni liberamente accessibili per intercettare le dinamiche delle minacce ibride prima che si trasformino in attacchi concreti. Intanto, i vertici dei servizi segreti sottolineano l’importanza della cooperazione internazionale. Giovanni Caravelli, direttore dell’Aise, ha infatti definito “ottimi e solidi” i rapporti con le intelligence di Stati Uniti ed Israele per il monitoraggio dei fronti caldi all’estero.
Tutela delle istituzioni e limiti del monitoraggio
Durante la presentazione, è emersa la questione della sorveglianza sugli esponenti politici, sollevata da recenti casi di cronaca. Il sottosegretario Mantovano ha chiarito che le agenzie non monitorano i viaggi privati dei ministri, rispettando i divieti imposti dalla legge 124. Questa precisazione serve a ribadire la natura istituzionale e non politica dell’attività informativa. Mentre il Paese affronta sfide senza precedenti, l’equilibrio tra sicurezza e libertà resta il cardine dell’azione governativa. In conclusione, il rischio terrorismo in Italia richiede una risposta coordinata che unisca tecnologia avanzata, analisi sociale e fermezza diplomatica sui tavoli internazionali.

















