La rassegna riguarda una serie di incontri con autori e autrici di punta della letteratura turca contemporanea

di Francesca Iervolino.

Oggi 4 novembre alle ore 17:30, presso lo spazio libreria Laterzagorà all’interno del teatro Bellini di Napoli, si terrà il primo incontro della rassegna culturale “Lettere Turche. La Turchia raccontata dai suoi scrittori”, ideata dall’associazione “A voce alta” in sinergia con l’Università degli studi di Napoli L’Orientale, Laterzagorà e la rivista online Kaleydoscop. Questo primo incontro in particolare vedrà la partecipazione dello scrittore turco Burhan Sönmez che presenterà il suo ultimo libro intitolato “Labirinto” (Nottetempo edizioni); dialogherà insieme all’autore la professoressa Lea Nocera, docente di Lingua e Letteratura Turca presso l’Orientale di Napoli. La rassegna “Lettere Turche”, in programma da novembre a maggio 2020, riguarda una serie di incontri con autori e autrici di punta della letteratura turca contemporanea e rappresenta un’occasione unica per conoscere la letteratura turca ed approfondire la situazione attuale della Turchia.

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L’autore
Burhan Sönmez è un avvocato, scrittore e giornalista turco di etnia curda. “Labirinto” è il suo quarto romanzo.

Il romanzo
Un giorno Boratin, un musicista blues che vive a Istanbul, si risveglia in ospedale avendo completamente perso la memoria: non sa piú chi è, da dove viene, qual è il suo passato e quale la direzione del suo presente, non ricorda gli affetti piú cari né le amicizie più prossime, e soprattutto si arrovella attorno a un interrogativo ossessivo e senza risposta: perché ha tentato il suicidio gettandosi già dal Ponte sul Bosforo? Attorno a questa costellazione di domande cerca di riprendere a vivere, riconquistando dimestichezza con volti, voci, spazi, storie, specchi, e in primo luogo con se stesso… Flâneur dei labirinti della mente e della città, percorre pensieri e strade alla disperata ricerca di una consistenza, a tu per tu con la tabula rasa della memoria, dalla quale emergono scomposti dettagli che non sa collocare nel tempo: davanti a una statuina della Pietà, si chiede se Gesú e Maria siano vissuti anni prima o millenni addietro, e scambia l’immagine del capo dello Stato con quella di un sultano vissuto un secolo prima. Con ritmo incalzante e analisi cristallina, il romanzo di Burhan Sönmez ci restituisce le peregrinazioni di Boratin nei misteri dell’identità, fino alla domanda estrema: è più liberatorio per un uomo – e per una società – conoscere il proprio passato o dimenticarlo”?

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