Piazza Mercato a Napoli
Piazza Mercato a Napoli

ll racconto del collaboratore di giustizia: «Chiese il pizzo agli ambulanti ma loro smontarono tutto e se ne andarono»

Alcuni clan di camorra investono nella musica neomelodica napoletana per trarne vantaggi economici. Negli anni scorsi molti ‘esponenti’ della canzone partenopea moderna hanno avuto legami molto forti con la criminalità e diversi hanno dovuto affrontare anche anni di reclusione. I boss storici amavano organizzare i concerti neomelodici in occasioni di compleanni o feste patronali. Ma il clan Rinaldi andava oltre, voleva estorcere soldi anche agli ambulanti che si presentavano nelle piazze in occasione dei concerti.

È quanto emerge dal racconto del collaboratore di giustizia Carmine Campanile riportato nell’ultima ordinanza contro i clan Rinaldi, Reale, Formicola e Mazzarella. «Antonio Rivieccio – spiega – oltre a far parte del clan Sibillo, ha fatto parte del clan Minichini-Rinaldi-De Luca Bossa, per il quale è detenuto per il duplice omicidio Cepparulo Raffaele e Colonna Ciro».

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All’epoca dei fatti raccontati da Campanile, il clan di vico Santi Filippo e Giacomo controllavano gli affari illegali che si svolgevano a piazza Mercato. Rivieccio «in occasione di una festa organizzata da una nota cantante per pubblicizzare un suo disco, venne per conto dei Rinaldi insieme a Michele Minichini e Vincenza Maioni o Mauri chiedendomi di accompagnarlo dai titolari delle bancarelle cui voleva estorcere danaro» afferma il pentito che provò a dissuaderlo «rappresentandogli che i Mazzarella non avevano mai estorto danaro dai bancarellari in occasione delle feste». Tentativo vano perché Rivieccio decise di chiedere comunque la tangente. I bancarellari però si rifiutarono. Non la pagarono e se ne andarono smontando il loro negozio ambulante» conclude Campanile.

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