Aurelio De Laurentiis

Lo scandalo di Napoli-Atalanta

di Giancarlo Tommasone

Il calcio, in Italia, è morto da tempo, anzi sopravvive solo a Torino, sponda bianconera, e ogni tanto resuscita a Milano. Non è una novità, non ci voleva l’arbitro Piero Giacomelli da Trieste, che ha scandalosamente confermato la regola per la quale non esistono eccezioni: a loro i rigori si danno, a noi, no. Ieri ce ne erano tre a favore del Napoli, due solari, sarebbe bastato solo andare a controllare il tanto vituperato (da parte di molti tesserati della Juventus Fc) Var.  Ma non è questo il punto, lo abbiamo detto, il calcio è morto, e poi la partita di ieri non fa testo, il Napoli l’ha giocata come andava fatto, magari sarebbe servita un po’ di determinazione in più per chiuderla (coi tentativi falliti di Callejon, Insigne, Milk), qualche palo e una traversa in meno. Piuttosto bisogna fare delle considerazioni sull’andamento della squadra, che è vero, è stata penalizzata dalle decisioni arbitrali, e secondo i calcoli di alcuni moviolisti, attualmente avrebbe dovuto avere addirittura sette punti in più in classifica.

Da quando Ancelotti
siede sulla panchina,
il Napoli non ha mai
vinto una partita decisiva

Detto ciò è innegabile, che da quando Ancelotti (uomo fortemente voluto dal patron azzurro) è seduto in panchina, il Napoli non ha mai vinto uno scontro, che sia uno, decisivo (in Campionato, in Champions e in Coppa Italia). Buttata alle ortiche la possibilità di accorciare su Juventus e Inter (che occupano rispettivamente il primo e il secondo posto, a +8 e a +7 punti dagli azzurri), la scorsa domenica, ha impattato contro la Spal, ancor prima contro il Torino, al termine di una partita all’insegna dell’ignavia.

L’azione del rigore negato al Napoli

E non dimentichiamo che in casa, contro il Cagliari, ha regalato sessanta minuti agli avversari, che alla fine, rigore o non rigore su Llorente (lo ribadiamo, il calcio è morto), ci ha fatto la più classica delle «siringhe», alzando i tre punti nel finale. In tutto questo, però, assistiamo all’ultima uscita del presidente Aurelio De Laurentiis, che con una comparsata veloce in sala stampa, dopo il mach di ieri, si è ricordato che c’è un Napoli da difendere contro gli errori degli arbitri, una maglia che è sostenuta da 80 milioni di tifosi nel mondo.

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che ha sbeffeggiato De Laurentiis

Naturalmente, non ha risparmiato sull’atteggiamento «colorito», che molto spesso tiene, tanto che a un collega giornalista che gli ha chiesto se potesse ripetere quanto dichiarato in precedenza rispetto alla richiesta di poter visionare le immagini del Var (relative al fallo su Llorente), il presidente ha detto: «Non fare la solita chiavica». Come giudicare la presa di posizione di ieri sera, di De Laurentiis contro il Palazzo? In effetti, per quel che ci riguarda, alquanto singolare.

L’intervento
del presidente
Aurelio
De Laurentiis

La difesa a spada tratta del Napoli mortificato dalla decisioni degli arbitri, è più figlia di una considerazione economica e in prospettiva, che di un attaccamento alla causa azzurra. Il presidente ha di colpo compreso che quest’anno potrebbe seriamente perdere l’accesso in Champions, il che significa che sono soldi che non arriveranno. La partita di ieri è, lo ripetiamo, un caso a parte, ma quest’anno la corsa non sarà così semplice come forse il patron aveva previsto. Quest’anno c’è la solita Juve, c’è l’Inter, in classifica risalgono le romane. A non esserci è proprio il Napoli, che è sotto gli occhi di tutti, ha affrontato alcuni match (fondamentali per accorciare sulle squadre in fuga) presentando formazioni da «vetrina», magari per il bisogno di mettere in mostra calciatori per futuri investimenti. E allora, va bene lamentarsi, è doveroso. Ma c’è chi lo fa per il torto e la mortificazione subiti dalla maglia azzurra, e chi invece per difendere il portafogli.