mercoledì, Dicembre 1, 2021
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«Anche i riformisti dicono sì al referendum sulla giustizia»

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Lala (Riformismo Oggi) a Stylo24: «Raccogliamo la sfida delle firme. La magistratura è ormai fuori controllo, serve una vera riforma»

«La giustizia è la vera emergenza democratica del nostro paese: da tempo, è sotto gli occhi di tutti che si compiono atti di ingiustizia nei riguardi di una determinata parte politica da parte di una certa parte di magistratura».

Marcello Lala, segretario di Riformismo Oggi, spiega ai nostri taccuini come ha maturato la decisione di rispondere all’appello per i referendum sulla giustizia, promossi dal Partito Radicale e della Lega, aderendo, con la sua associazione, alla raccolta firme: «Queste incongruenze vanno avanti da quando è esplosa Tangentopoli: sono quasi trent’anni ormai che una certa parte della magistratura è diventata la brutta copia di quella politica che proprio lo stesso ordine giudiziario accusava di essere corrotta, ladra, e attaccata alla poltrona. Proprio stamattina (ieri, ndr) c’è stata una sentenza che obbliga gli eredi di Bettino Craxi a pagare tasse per cinque milioni di euro, su finanziamenti che Craxi non ha mai percepito, e che presumibilmente erano attribuibili al Psi. Anche in questo caso la giustizia ci sembra scattare ad orologeria. Vogliamo aggiungere un altro caso? L’inchiesta su Matteo Renzi indagato per un accordo tra privati per la realizzazione dei documentari su Firenze. Onestamente, ho difficoltà a trovare – da avvocato – un indizio per motivare la scelta dei pm di Roma di aprire un procedimento penale a carico dell’ex premier. A questo punto, tutto può diventare suscettibile di censura giudiziaria. E’ il panpenalismo che blocca il Paese. Tutto dev’essere risolto in tribunale. Ma non funziona così. Chiunque abbia a cuore la giustizia non può non solidarizzare e testimoniare vicinanza a Renzi per quello che sta subendo, e ha subito in passato».

Dopo la vicenda Palamara non c’è molto spazio ancora per indignarsi. O no?

«Il libro di Palamara descrive come la magistratura, sia civile, sia penale, sia contaminata anche da altri interessi che sfociano oltre la toga. È necessario, quanto prima, riformare la giustizia, e anche la magistratura potrà beneficiarne alla fine. Quella magistratura, intendo, che lavora in silenzio e non si fa fazione politica per intervenire nella vita del Paese. Non è possibile che un magistrato abbia il potere di sbattere ingiustamente in galera una persona innocente o che, addirittura, possa far cadere il governo senza per questo provare la parola “punizione”. Che non è una forma di vendetta, ma l’applicazione di un principio che regola la vita civile: chi sbaglia, paga. Così come riteniamo incomprensibile che un magistrato faccia il pubblico ministero e poi faccia il giudicante: o ricopre un ruolo, oppure un altro».

C’è qualche quesito che poteva trovare spazio nel referendum, ma che è stato omesso?

«No, è un referendum completo, in cui ci sono i punti cardine delle richieste dell’Europa per una vera riforma della giustizia. Questo però non significa che non si può sempre migliorare».

Da Napoli c’è una forte spinta per la raccolta firme. Come vi state organizzando?

«Siamo particolarmente determinati, quasi battaglieri: Napoli è la città in cui ci sono i maggiori casi di custodie cautelari ingiuste, e di sentenze preconfezionate prima che si concluda il processo. È vero, come si sa, che ci sono tanti, troppi fascicoli, a fronte di un numero insufficiente di magistrati e di personale di cancelleria, così come c’è un numero impressionante di procedure aperte tra penale e civile; l’esperienza della scuola forense napoletana ci impone di rivedere certe lacune: l’obbligatorietà dell’azione penale sta facendo collassare il nostro sistema giudiziario, perciò è il tempo di valutare l’abrogazione dell’obbligatorietà dell’azione penale a favore della discrezionalità dell’azione penale, come si fa nella maggior parte dei paesi civili e sviluppati».

E il primo atto, effettivo, di questa mobilitazione è già stato programmato. Al Bar Napoli, nella centralissima Via Caracciolo, ci sarà la conferenza stampa lunedì 19 luglio della presentazione della raccolta firme: «Ognuno dei presenti, dirà la propria motivazione di adesione al referendum sulla giustizia. Ci saranno Maurizio Turco, del Partito Radicale, Giachetti e Vitiello esponenti di Italia Viva, e ancora Severino Nappi della Lega, e ancora Giulio Di Donato, presidente di Riformismo Oggi, Argia di Donato, presidente di NOMOS Movimento Forense, oltre ad altri rappresentanti del Movimento Forense Napoli, e di Juris News».

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