sabato, Agosto 13, 2022
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Riforma del catasto: cosa prevede, cosa cambia e perché fa tanto discutere

Proseguono le polemiche sull’articolo 6 della legge terreno di scontro tra le varie forze politiche della maggioranza, tanto che la sua modifica e soppressione sono stati messi sul tavolo come decisivi per la prosecuzione dell’attività dell’esecutivo.

Prosegue lo scontro nella maggioranza sulla riforma del catasto. E neanche le parole del presidente del Consiglio Mario Draghi sembrano aver calmato le acque sulla pietra dello scandalo, ovvero il tanto discusso articolo 6. Molti, infatti, continuano a temere che la revisione degli strumenti di mappatura e del catasto possa aprire le porte a un innalzamento delle imposte sul patrimonio immobiliare dei cittadini.

Le parole di Draghi

“Si esclude – ha affermato il Premier – in modo esplicito che la mappatura possa produrre un aumento di tassazione, un aumento delle imposte dirette, un aumento delle imposte indirette sui trasferimenti immobiliari, un aumento dell’Imu”. “L’introduzione dell’Ici, l’abolizione dell’Ici, l’introduzione dell’Imu, l’introduzione della Tasi, l’abolizione della Tasi, sono state fatte sempre, sempre su valori inesistenti, che non hanno senso, su valori di 33 anni fa. Applicare un coefficiente fisso su valori che non hanno senso per produrre numeri che non hanno senso, deve finire: vogliamo trasparenza”, ha proseguito Draghi.

Il premier Mario Draghi

Il presidente del Consiglio ha ribadito che “la riforma punta a rafforzare il contrasto alle irregolarità e agli abusi, a modernizzare gli strumenti di individuazione e controllo delle consistenze di terreni e fabbricati. L’impianto del catasto è del 1939, ci sono state cose in mezzo, anche una seconda guerra mondiale… Non solo: gli estimi su cui sono basati i gettiti oggi, sono del 1989, sono passati più di 23 anni”. Corretto dai deputati, Draghi ha ironizzato: “33 anni… è diventata una materia così emotiva che mi sbaglio anch’io…”.

Tornando al merito, Draghi ha insistito: “I decreti delegati dovranno prevedere strumenti da porre a disposizione di COmuni e Agenzia dell’Entrate per facilitare e accelrare l’individuazione di immobili attualmente non censiti, abuisivi, o che non rispettano la reale consistenza di fatto, la relativa destinazione d’uso, la categoria catastale. I decreti delegati potranno prevedere strumenti e modelli per facilitare la condivisione di dati tra Agenzia delle Entrate e Comuni anche col ricorso a strumenti digitali e a nuove tecnologie. E l’intervento punta a realizzare una mappatura agiornata degli immobili, che non ci serve per aumentare le tasse – haassicurato Draghi – ma per capire lo stato del patrimonio immobiliare. La mappatura affiancherà, non sostituirà, per ciascuna unità immobiliare alla rendita catastale determinata secondo la normativa esistente il relativo valore patrimoniale e una rendita attualizzata in base ove possibile ai valori normali espressi dal mercato”.

Cosa prevede la riforma del catasto

Ma andiamo a vedere cosa prevede, più nel dettaglio, proprio l’articolo 6 della legge terreno di scontro tra le varie forze politiche della maggioranza, tanto che la modifica e la soppressione dell’art. 6 sono stati messi sul tavolo come decisivi per la prosecuzione dell’attività dell’esecutivo.

Ricordiamo che i lavori della Commissione del 3 marzo 2022 hanno deciso per la conferma della formulazione originaria dell’art. 6, respingendone la soppressione per un solo voto.

L’articolo 6 reca la delega al Governo per l’adozione di norme finalizzate a modificare il sistema di rilevazione catastale degli immobili, prevedendo nuovi strumenti da porre a disposizione dei comuni e all’Agenzia delle entrate, atti a facilitare l’individuazione e il corretto classamento degli immobili. La norma indica altresì i principi e i criteri direttivi che dovranno essere utilizzati per l’integrazione delle informazioni presenti nel catasto dei fabbricati (da rendere disponibile a decorrere dal 1° gennaio 2026). In particolare tale integrazione dovrà attribuire all’unità immobiliare un valore patrimoniale e una rendita attualizzata, rilevati in base ai valori di mercato, anche attraverso meccanismi di adeguamento periodico. Per le unità immobiliari riconosciute di interesse storico o artistico sono, inoltre, da introdurre adeguate riduzioni del valore patrimoniale medio ordinario considerati i più gravosi oneri di manutenzione e conservazione. Tali informazioni non dovranno essere utilizzate per la determinazione della base imponibile dei tributi derivanti dalle risultanze catastali né, comunque, per finalità fiscali.

Con questi criteri sarà possibile attribuire a ogni unità immobiliare, oltre alla rendita catastale, anche un valore patrimoniale e una rendita attualizzata in base ai valori di mercato. Entrambi dovranno poter essere modificati, quindi, in base alle condizioni dello stesso. Uno dei punti dispone, inoltre, che le informazioni che vanno a integrare i dati del catasto non vengano utilizzate per definire la base imponibile dei tributi.

E proprio questo, previsto e specificato dalla bozza della delega, è fondamentale per rassicurare chi teme che con la riforma del catasto saranno introdotte nuove tasse e imposte.

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