Luigi de Magistris, Sandro Ruotolo e Vincenzo De Luca

I consiglieri dem ora si ritrovano compatti per mandare a casa il sindaco, ma dimenticano che…

di Giancarlo Tommasone

Lunedì prossimo si va in aula a Napoli, per un passaggio fondamentale dell’ormai «decadente» amministrazione arancione. C’è da votare il bilancio, e al sindaco Luigi de Magistris basteranno appena 14 preferenze (esclusa la sua) per portare a casa il risultato e provare a restare in sella per altri sette mesi, o giù di lì. Tutto a dispetto del Pd, che all’improvviso – o meglio, da quando Vincenzo De Luca si è riconfermato governatore (fine settembre scorso) e ha stretto il guinzaglio – decide di fare opposizione, e le prova tutte a far cadere il primo cittadino partenopeo. Abbiamo già spiegato in un pezzo pubblicato qualche giorno fa, perché uno scenario del genere sarebbe apocalittico e affossante per la città di Napoli, oggi parleremo dell’incoerenza del Pd napoletano. Incoerenti perché, in Città Metropolitana, i dem, negli ultimi quattro anni e mezzo, hanno governato grazie a un patto collaterale (chiuso anche da FI) insieme a de Magistris.

ad

Incoerenti e ridicoli, perché in quasi 10 anni con Giggino alla guida di Palazzo San Giacomo, non hanno mai fatto una vera opposizione, anzi sono stati collaterali allo sfascio amministrativo compiuto dalla fascia tricolore. C’è da chiedersi, e lo chiediamo innanzitutto ai dem: dove era il Pd quando il Comune di Napoli ha lasciato per tre anni i cantieri fermi in Via Marina? Dov’era il Pd quando Napoli ha fatto i conti per settimane, con le strade invase dai rifiuti? Dove era (e dov’è) il Pd quando la mobilità nella terza città d’Italia è mortificata dai treni della Metro che non passano? Dov’era il Pd, quando l’amministrazione comunale ha disboscato la collina di Posillipo? Ci fermiamo qui, ma ci sarebbero tanti esempi da fare sul silenzio complice di questi anni.

E poi, relativamente ai rapporti col sindaco, non bisogna dimenticare che il Partito democratico aveva in Attilio Auricchio (ex capo di gabinetto e dg del Comune) il suo interlocutore principe per questioni che riguardavano l’amministrazione, dunque, non parlavano con de Magistris, ma nei fatti, si interfacciavano con il suo alter ego (vera anima e deus ex machina di Piazza Municipio). Non ricordiamo battaglie intraprese dai dem contro il potere assunto da Attilio Auricchio all’interno del Palazzo.

E’ inutile giraci tanto intorno: c’era un patto tra Pd e deMa, e a suggello dell’accordo, il sindaco ha tenuto in giunta per anni, un assessore come Nino Daniele, che, non vogliamo sbagliare ma ci sembra uomo del Pd al 100%. Come pure ci risulta che mai nessuno dei dem abbia storto il naso rispetto alla scelta dell’ex delegato alla Cultura di entrare nella squadra di de Magistris. Restando nell’ambito della Giunta, vogliamo inoltre ricordare, che lo zio di Alessandra Clemente – assessore, e indicata ufficialmente da deMa come prossimo candidato sindaco a Napoli -, il senatore Sandro Ruotolo, ha partecipato alla tornata grazie alla scelta convergente di de Magistris, Sarracino (segretario metropolitano dem) e di altri esponenti del centrosinistra. Ruotolo, pur aderendo formalmente al gruppo misto, è irreggimentato nel Pd e, nello stesso tempo, è legato politicamente, da sempre, alla fascia tricolore partenopea.

Lo stesso de Magistris, poi, in più di una occasione, si è incontrato con Zingaretti, e quest’ultimo gli ha parlato della possibilità del campo largo. Bene, alla luce di tutto quanto finora esposto, sono da ritenere credibili i consiglieri del Pd, che adesso si stracciano le vesti perché è stato impedito loro di andare in consiglio comunale? La risposta è semplice: assolutamente no. Forse in politica, peggiore del doppiogiochismo, è l’incoerenza. E peggiore di doppiogiochismo e incoerenza – senza forse – c’è la supponenza di poter fare tutto, confidando nella «dabbenaggine» e nella memoria corta degli elettori. Menomale, però, che c’è sempre chi può ricordare anche ai più «smemorati», come stavano (e stanno) le cose.