L'ex presidente dell'Anac e attuale procuratore capo di Perugia, Raffaele Cantone

Lo ha presentato al Tribunale amministrativo regionale del Lazio, Luca Masini, sfidante dell’ex presidente dell’Anac

Sarebbe stata viziata da «arbitrarietà», «eccesso di potere» e «ingiustizia manifesta», la nomina di Raffaele Cantone a procuratore di Perugia, decisa dal Csm il 17 giugno scorso. Lo sostiene il suo sfidante, il procuratore aggiunto di Salerno, Luca Masini nel ricorso presentato al Tar del Lazio per ottenere in prima battuta la sospensione e poi l’annullamento della delibera del Csm. La decisione spaccò il plenum: 12 i voti a favore di Cantone, 8 per Masini, quattro le astensioni. Il magistrato sconfitto contesta al Csm di avergli preferito Cantone soprattutto per il ruolo passato di presidente dell’Autorità anticorruzione, nonostante si tratti «di un’attività estranea all’esercizio della giurisdizione». E di non aver tenuto invece in debito conto la sua personale esperienza sul campo : per tutta la carriera , lunga 27 anni, Masini è stato sempre pm, ricoprendo anche incarichi semidirettivi nelle procure. Il Csm però non pensa ad una marcia indietro: mercoledì prossimo sul tavolo del plenum c’è la proposta della Commissione Direttivi di dar mandato all’Avvocatura dello Stato di resistere in giudizio. Anche questa decisione è passata a maggioranza: si sono astenuti due dei togati che sostennero Masini, Piercamillo Davigo e Loredana Miccichè, ma anche stavolta i numeri sono dalla parte di Cantone. 

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